Helvete: arriva il libro in formato cartaceo

Helvete

Copertina del libro Helvete di Vincenzo Borriello

Ammetto di essere sorpreso per l’interesse che in questi anni si è generato intorno al mio libro Helvete. L’accoglienza è stata superiore o quasi a quella di altri miei lavori, sebbene questi siano più maturi dal punto di vista della scrittura. Helvete non è la mia migliore storia, non ho problemi a dirlo così come non ho difficoltà ad ammettere che all’epoca commisi alcune ingenuità tipiche del novellino.

Eppure questo libro ha qualcosa di speciale, deve essere per forza così se ancora oggi è richiesto. Fino ad ora era disponibile soltanto in ebook ma già da un po’ pensavo di lanciare su Amazon la versione cartacea, naturalmente a un prezzo basso com’è mio costume.

Ma cos’è Helvete? Sicuramente non il miglior libro sull’heavy metal e certamente non è una copia del tanto amato e al tempo stesso criticato Lords of Chaos. No, qui si parla di storie nostrane, insomma uno spaghetti black metal… anzi no, dopotutto non si tratta di un western pertanto la descrizione potrebbe essere inappropriata, fuorviante. Qui si parla di omicidi, droga, sette sataniche ma soprattutto di due ragazzi scoparsi nel nulla e della tenacia di un padre disperato che giustamente non si rassegna a non rivedere più il figlio.

È innegabile che su Helvete aleggi lo spettro di Count Grishnackh, Burzum, Varg Vikernes, insomma, chiamatelo come vi pare e chissà, magari un giorno troverò scritto tra i commenti su questo blog qualcosa del tipo “Il conte è stato qui”. Al tempo stesso sono inevitabili i rimandi alla Inner Circle, ai Mayhem e naturalmente a lui: Euronymous e a tutta la scena black metal norvegese e scandinava che agli inizi degli anni ’90 stava diffondendo il suo verbo… eh quelli erano altri tempi e se all’epoca per informarmi sulla scena dovevo reperire delle fanzine scritte da volenterosi appassionati o sulle più professionali riviste di settore, quello che un tempo era un fenomeno underground oggi non è più così.

Sto dicendo qualcosa di falso? Beh, prendiamo il caso dei Mayhem che in questa storia, come detto, c’entrano almeno un po’: ai miei tempi non avrei mai pensato di leggere una loro intervista su XL di Repubblica, e che dire dei Behemoth, anche loro su Repubblica con il leader Nergal addirittura giudice di un telent show polacco.

Gli esempi potrebbero essere tanti, con buona pace dei difensori del true black metal… ad ogni modo credo che questi si contino sulle dita di una mano, ovvero un po’ come alle origini di questa musica, ma va bene così. Dopotutto io per primo non mi ritengo un blackster nel senso che preferisco la ben più ampia etichetta di metallaro… eh sì io non sono di quelli che se ne escono con frasi del tipo “no mi faccio etichettare e bla bla bla”.

Io SONO METALLARO! Non c’è bisogno che mi etichettino, lo faccio da solo. Ecco, del mio essere metallaro, anche oggi che non sono più quel ragazzino che alle medie cominciò a farsi crescere i capelli, ne sono orgoglioso. E ancora più orgoglioso mi rende il fatto di non essere cambiato nella sostanza. Lo so, sto finendo fuori tema ma vista la mia lunga assenza da questo blog che, probabilmente, tornerò ad abbandonare, me lo posso concedere. Concludo.

Se vi interessa il libro in formato cartaceo di Helvete, lo trovate su Amazon. Quanto costa? Poco, molto poco, per scoprirlo CLICCATE QUI e vi ritroverete sulla pagina del famoso e-commerce e se avete Amazon Prime, il libro arriva a casa vostra in pochi giorni e senza spese di spedizione.

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Non vogliono pagare il biglietto: uccidono l’autista dell’autobus

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L’uomo sospettato di aver ucciso Leandro Miguel Alcaraz

Voglio portare alla vostra attenzione un terribile fatto di cronaca che sconvolge non solo per la sua brutalità ma anche perché per quanto sia arduo trovare una ragione, o per dirla con termini più tecnici, il movente in un omicidio (a sangue freddo) qui si travalicano i confini della realtà. Per alcuni la vita vale meno del biglietto di un autobus.

Leandro Miguel Alcaraz è, anzi, era un conducente di autobus. Era, perché la sua vita ha avuto termine in una folle domenica sera del 15 aprile, quando a bordo dell’autobus, in località San Justo (Buenos Aires). Quel giorno, il povero Leandro Miguel Alcaraz non avrebbe neanche dovuto lavorare: era il suo giorno libero. Tuttavia aveva un’esigenza, restare a casa per il compleanno della sua bambina, quattro anni, e dunque aveva scambiato il giorno di riposo con un collega.

Il conducente incrocia i suoi assassini a una fermata dell’autobus, i due salgono ma non vogliono saperne di pagare il biglietto. Luis Miguel Alcaraz insiste, l’autobus resta fermo per qualche minuto e una donna, per risolvere la questione, decide di pagare lei per i due criminali, prendono posto e l’autobus finalmente può riprendere la sua corsa. La questione sembra essere finita lì.

L’autobus giunge in località Verry del Pino. I due uomini si alzano, vanno verso l’uscita, le porte si aprono ma proprio in quel momento uno dei delinquenti estrae una pistola e apre il fuoco. Spara due colpi, uno indirizzato al torace, l’altro alla testa. Leandro Miguel Alcaraz non muore subito, agonizza per alcuni minuti. Il suo corpo è riverso dal finestrino lato guida. È penzolante e rantola. I passeggeri sull’autobus scappano, le grida attirano la gente in strada. In breve si forma una folla di persone che guarda impotente quell’uomo esalare gli ultimi respiri di una vita assurdamente stroncata. Intanto gli assassini fanno perdere le loro tracce, non senza un senso di impunità, tipico di chi pretende di disporre della vita e della morte di chiunque.

L’assurdità del crimine aveva anche fatto pensare che la vittima conoscesse i suoi assassini, che si trattasse di un regolamento di conti. Ma questa era solo un’ipotesi investigativa per cercare di dare un senso a qualcosa che senso non ha. La vittima ha avuto la sola colpa di fare il suo dovere, di chiedere il biglietto (in vero si usa una carta prepagata), una richiesta che per i suoi assassini è stato un affronto imperdonabile.

In tutta questa storia, come spesso accade, i social network (ma anche gli organi di stampa che non hanno fatto le opportune verifiche) sono stati protagonisti in negativo. Poco dopo il brutale omicidio, ha iniziato a circolare la foto di quella che si credeva essere la vittima. In realtà si trattava di un collega e amico di Leandro Miguel Alcaraz. Così molti suoi cari hanno temuto che fosse stato lui l’uomo ucciso. Tranquillizzati i suoi familiari e amici che non era lui la vittima, l’uomo si è dovuto difendere dall’accusa di essere lui l’assassino; perché si sa, sui social network si fa presto a puntare il dito e così Cristian (questo il suo nome) per diverse ore ha temuto la vendetta di qualche giustiziere improvvisato.

Intanto i colleghi della vittima si sono fermati per 24 ore. Chiedono maggiore sicurezza a bordo degli autobus, telecamere e altre misure che possano funzionare da deterrente. Alle richieste degli autisti ha dato una prima risposta il ministro della Sicurezza Cristian Ritondo che a margine di un vertice con i sindacati ha assicurato che gli autobus impiegati durante il servizio notturno saranno dotati di telecamere e pulsanti antipanico per la richiesta immediata di soccorso. Tuttavia la misura appare ben poca cosa considerando che l’omicidio dell’autista è avvenuto quando c’era ancora la luce del giorno.

Sul fronte delle indagini, dopo il fermo di un sospettato risultato poi essere estraneo ai fatti, è stato diramato l’identikit di uno dei responsabili. Alla ricostruzione dei tratti somatici del presunto assassino si è giunti grazie alla testimonianza di una donna che si trovava a bordo dell’autobus.

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L’uomo che amava dipingere, in versione cartacea

L'uomo che amava dipingereIl mio libro d’esordio, L’uomo che amava dipingere, torna disponibile in versione cartacea. Il coraggioso pittore iraniano Yassir potrà finalmente far rivivere i suoi quadri anche sulla cara e vecchia carta.

Inutile sottolineare quanto io sia legato all’Opera pubblicata originariamente dalla casa editrice Aurea, nell’ormai lontano 2010 e che mi lanciò nel mondo degli aspiranti scrittori.

Si tratta di una nuova edizione, tra l’altro già disponibile in e-book, ampliata e arricchita da tre racconti brevi che il lettore potrà leggere immediatamente dopo la conclusione de L’uomo che amava dipingere. Per adesso il libro è disponibile solo su Amazon al prezzo di 5,20 € ma a breve mi opererò per renderlo disponibile altrove.

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