Intervista su Mondoraro


Intervita a cura di Alessia Mocci 

Chiaro, diretto, conciso. In questo modo si presenta Vincenzo Borriello, autore del libro “L’uomo che amava dipingere” edito nel gennaio 2010 dalla casa editrice Aurea. La pubblicazione ha carattere prettamente sociale e si interroga su alcuni problemi quali la libertà d’espressione sia artistica sia sessuale. Protagonista del romanzo è Yassir, un giovane pittore iraniano, che si vede arrestato improvvisamente perché colpevole di aver ritratto una donna nuda in una sua tela. Pena di morte ovviamente sotto accusa di pornografia. In prigione Yassir incontrerà anche un uomo e conoscerà un altro aspetto della sua vita: l’amore.

Vincenzo Borriello è stato molto disponibile nel rispondere alle nostre domande di carattere generale sia sulla sua pubblicazione sia sui suoi pensieri riguardo la politica estera iraniana. Buona lettura! 

A.M.: Quando inizia la genesi di “L’uomo che amava dipingere”

Vincenzo Borriello: La genesi in termini di stesura ha avuto inizio nei mesi estivi del 2009, non ricordo con precisione. Ma il vero inizio lo collocherei nel momento in cui vidi un reportage in TV su alcuni giovani Iraniani qualche tempo prima. Tra i protagonisti di questa inchiesta c’era anche un pittore che aveva avuto guai con la legge per un quadro che aveva dipinto.

A.M.: La tematica di “L’uomo che amava dipingere” è prettamente sociale. Che cosa pensi del governo iraniano?

Vincenzo Borriello: Si, è una tematica sociale, di denuncia sociale. Del governo Iraniano non posso pensare bene, perché è autoritario, teocratico (non per niente la forma di governo di quel paese è denominata repubblica islamica), gia le due cose separatamente, autoritario e teocratico, mi danno il ribrezzo, immaginiamole concentrate in un’unica forma di governo. Ci sono degli aspetti però che ho voluto rimarcare nel libro, ossia che l’Iran non è un paese abitato solo da fondamentalisti, ma c’è anche una grande parte di musulmani (ma ci sono anche atei, agnostici o gente con altro credo) che vivono la religione in modo più “soft” che spingono per una forma di governo laica e non autoritaria, ed in questo i moti del popolo verde ne sono la prova. Purtroppo però c’è una certa parte dell’occidente (oltre ad Israele) che spinge per dare un immagine dell’Iran esclusivamente fondamentalista e belligerante. Un Iran come una minaccia incombente. Anche per questo motivo si parla di Sakineh, ci si indigna giustamente, ma non si dice nulla di Faith Aiworo sulla quale in Nigeria pende una condanna a morte accusata di aver ucciso il suo datore di lavoro per evitare di essere stuprata; ebbene l’Italia ha pensato bene di espellerla dal nostro paese e mandarla a morire in Nigeria. Mi chiedo dove sono Carfagna e Santanchè, loro che si atteggiano tanto a paladine delle donne…ma si forse è meglio che stiano zitte, dal silenzio di certi personaggi si può solo trarre beneficio. Non so tu ma personalmente alle cazzate preferisco il silenzio, sempre meglio che parlare per emettere soltanto fastidiosi rumori vocali simili alla cacofonia.

A.M.: La nudità e l’omosessualità. Pensi che la situazione italiana sia totalmente libera? Quali sono le differenze fondamentali tra Iran ed Italia?

Vincenzo Borriello: Abbiamo tante differenze culturali all’interno dell’Italia stessa, figuriamoci tra Iran ed Italia, ma le differenze culturali sono belle perchè rendono il mondo vario e tutti dovremmo approfittarne quando entriamo in contatto con una cultura differente perché è un’imperdibile occasione di arricchimento personale. Per fortuna da noi la sfera religiosa (più o meno) è separata dalla sfera politica, mentre in Iran no. La situazione Italiana non è totalmente libera, ma andiamo per ordine: la nudità, quella femminile, nel nostro paese può essere un buon mezzo per fare carriera, avere successo. Se gira bene, con un calendario riesci anche a diventare ministro. Capitolo omosessualità: inutile dire che gli omosessuali hanno vita difficile da noi, tralasciando gli imbecilli che quando vedono una coppia gay l’aggrediscono, agli omosessuali sono negati parecchi diritti, in primis il diritto di vivere liberamente la propria sessualità, pensa poi all’impossibilità di unirsi in matrimonio, per quanto io trovi l’istituto del matrimonio una cosa abbastanza inutile, per chi non la pensa come me deve avere il diritto ad un pezzo di carta su cui sia scritto che si è marito e moglie, marito e marito o moglie e moglie. Altri ostacoli s’incontrano nel mondo del lavoro e come lavoro intendo anche lo sport professionistico. In tutto questo, la zavorra del cattolicesimo che ci portiamo dietro ha grosse responsabilità.

A.M.: Qual è la percentuale di realtà presente in “L’uomo che amava dipingere”?

Vincenzo Borriello: Direi che nel mio libro ‘è un abbondante 70% di realtà. Se scrivi un romanzo “sociale” non puoi allontanarti troppo dalla realtà e poi sono sempre stato convinto che la realtà supera la fantasia.

A.M.: Pensi che il social network facebook sia divenuto indispensabile per farsi conoscere come artisti?

Vincenzo Borriello: Credo di si, almeno per i perfetti sconosciuti come me. Pensa che prima neanche avevo una pagina facebook, era una cosa che non m’interessava avere, ma poi per promuovere il libro ho deciso di creare un account.

A.M.: Sei favorevole alla pubblicità tramite il book-trailer?

Vincenzo Borriello: Credo che tutte le forme di comunicazione siano buone, certo una volta fatto il book trailer c’è bisogno anche che qualcuno lo guardi, insomma una volta realizzato c’è bisogno di un’operazione di viral marketing o qualcosa del genere.

A.M.: È stato complesso trovare una casa editrice disposta a pubblicare il tuo lavoro?

Vincenzo Borriello: Facile non è stato, o meglio, non è stato facile trovare un editore che non  pretendesse che comprassi io stesso 100/150 copie del mio stesso libro. Di offerte in cui avrei dovuto pagare ne ho ricevute tante, ma queste pratiche non fanno per me, non le accetto e sconsiglio a tutti di rifiutare simili proposte. Do un consiglio a tutti gli aspiranti scrittori, diffidate di chi vi propone un contratto di pubblicazione con contributo economico da parte dell’autore, sarebbero solo soldi buttati e non cascate alle loro lusinghe perché vi diranno che avete scritto un libro stupendo, ma probabilmente non lo avranno neanche letto.

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