L’onda – un racconto per il Giappone


Il giorno prima avevo guardato il mare accarezzato dal tramonto all’orizzonte come due amanti che possono vedersi solo per pochi ma intensi istanti. Come se fosse un amore clandestino, di quelli da vivere di nascosto, lontano da occhi indiscreti. In cielo le nuvole sembravano rincorrersi gioiosamente come uccelli in primavera. La calma…la calma pervadeva quel luogo, quel rifugio solo mio, adornato con silenzi e pensieri. Giunsi lì per la prima volta anni orsono, guidato dall’imbrunire del cielo che, come una forza misteriosa, m’invogliava a seguirlo. Non sapevo dove stessi andando ma sapevo che dovevo andare. Dall’alto di quella rupe guardavo il mare, le sue onde scivolare sulla riva, a volte dolcemente altre volte con forza, vigore. Da lì guardavo il mondo vivere, le luci della città brillare come stelle in terra, le persone che come formiche, freneticamente correvano in tutte le direzioni… non un attimo di pausa per fermarsi a pensare. Il mondo correva, correva ed ancora correva;  intorno volti senza nome, all’apparenza senza storia. Poi… poi arrivò l’onda e dall’alto del mio dirupo vidi l’oceano, famelico, inghiottire il Giappone… poi di nuovo il silenzio. (Di Vincenzo Borriello)

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