L’uomo che amava dipingere


Dal sito In chiaro scuro

Si dice che prima di morire l’uomo veda passare davanti agli occhi tutta la sua vita. E forse, in un certo senso, questo è quello che accade a Yassir, il giovane pittore iraniano, condannato a morte per aver dipinto una donna nuda, protagonista di “L’uomo che amava dipingere” di Vincenzo Borriello, edito da Casa Editrice Aurea. Durante la sua detenzione avrà modo di dipingere ancora e quel lavoro gli permetterà di ripercorrere momenti importanti della sua vita e della vita del suo popolo; avrà modo di soffermarsi su cose trascurate, rendersi conto di ciò che non aveva realmente visto e di ciò che non aveva udito con la giusta attenzione. I suoi quadri lo porteranno a raccontare storie che lui osserva nel momento in cui posa il pennello sulla tela, i colori smettono di essere tali e diventeranno racconti drammatici di una realtà crudele vista da diversi punti di vista. In una dimensione nella quale il tempo sembra essersi fermato e perdere la sua importanza, Yassir avrà modo di osservare l’essenza della realtà e forse riuscire a trovare la pace. Un racconto intenso, quello di Vincenzo Borriello, intenso ma crudele, forte al punto da sconvolgere nel profondo il lettore su tematiche sempre attuali.

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Dal sito Lapilli (Libro del mese – cliccare sul link per leggere la recensione)

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Dal sito Le pagine

Quando l’arte diventa strumento rivoluzionario prima di tutto contro se stessi ecco che i valori per cui abbiamo sempre creduto crollano. Così una passione può assumere un potere controproducente in quanto non è praticata liberamente. Il protagonista del libro di Vincenzo Borriello è un pittore, condannato perché ha dipinto una donna nuda. La vicenda è narrata in Iran, dove la moralità viene imposta dal regime e dove per essa si muore. Il testo è un preciso richiamo alla denuncia e violazione dei diritti umani, con una precisazione rivoluzionaria che riguarda l’arte in tutte le sue forme, in uno spazio dove molta gente si lascia manovrare e dove per vivere è fondamentale riuscire a scuotere le coscienze. Oltre alla celebrazione dell’ingegno artistico come funzione catartica e, quindi, libera ecco un’altra importante caratteristica che emerge dalla lettura: il tradimento. L’uomo viene denunciato e tradito dallo zio che, chissà per quale arcano motivo, consegna il nipote alla morte. Il testo sottolinea la condanna eccessiva: morire per offesa alla moralità dettata dall’alto e non condivisa. Ma è anche vero che dalla morte si può rinascere: e così mentre il giovane muore… il suo quadro rivivedivenendo simbolo di un Iran finalmente libero

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Dal sito Solo libri

L’arte, in ogni sua forma, è libertà, e non può un regime, di qualsiasi tipo esso sia e qualunque provvedimento, anche estremo, prenda contro di essa, ingabbiarla, limitarla, metterla a tacere. Si può imprigionare l’artista, torturarlo, perfino ucciderlo, e distruggere le sue opere, ma il suo pensiero e la sua anima vivranno per sempre in coloro che le hanno osservate, studiate, apprezzate, e che da esse trarranno ispirazione e coraggio per affrontare la loro vita in modo diverso, forse anche per lottare, per cambiare lo stato di cose. L’arte è libera, vaga, entra nei cuori e nelle anime. Questo, in sostanza, il bellissimo tema del breve libro in questione, neppure 60 pagine. Non è facilissimo da reperire, ma vale senz’altro la pena di procurarselo per poter apprezzare questo romanzo, che inserisce la situazione attuale di un Paese, l’Iran, purtroppo sempre sotto i riflettori dei media, e le riflessioni dei vari personaggi coinvolti, in una narrazione drammatica ma onirica, che nel finale prende piuttosto i contorni della favola moderna, lasciando aperta la porta alla speranza. La storia è quella di Yassir, giovane pittore iraniano, orfano di padre, che viene gettato in prigione per avere dipinto una donna nuda: per il regime non si tratta di arte, ma di pornografia. In cella Yassir conosce Omar, prigioniero ormai da tempo immemore per la sola “colpa” di essere omosessuale. Lo stupore per la crudeltà degli uomini e per i crimini che vengono perpetrati ogni giorno con la scusa della morale, della religione, della patria e della sua difesa, non dà pace a Yassir, uomo che non ha nemici e non giustifica in alcun modo la violenza, e a questo suo stato d’animo si mescola la comprensibile paura del suo destino ormai deciso senza possibilità di appello. Solo la pittura potrebbe dargli un conforto nell’angoscia dell’attesa, ma procurarsi tele e pennelli è quasi impossibile in una prigione come quella dov’è rinchiuso. Omar, però, partecipe dello stato d’animo e del dolore dell’amico, riesce a procurargli tre tele, i pennelli e i colori che gli servono. Per Yassir la possibilità di dare vita ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti è una vera e propria rinascita. Dipinge così tre quadri, ciascuno dei quali è per la sua anima una fuga dalla cella e un incontro, uno scambio di idee con una persona amica o mai conosciuta, che, con le sue parole, può aiutarlo a capire. Il primo quadro è una conversazione con un amico immolatosi da kamikaze, malgrado l’incomprensione e la disapprovazione dello stesso Yassir. Il secondo incontro è con un soldato americano che ha scoperto che la guerra è ben diversa dalla propaganda patriottica. Il terzo è dedicato ad una dolce e battagliera ragazza iraniana che gli mostra le rivolte scoppiate dopo il suo arresto. Yassir, nel dipingere, esplora sentimenti e punti di vista, presunti torti e presunte ragioni, arrivando sempre e comunque a sottolineare l’assurdità della guerra e di ogni tipo di fanatismo. Ma sarà con la quarta tela, procuratagli a sorpresa da Omar, che Yassir potrà riconciliarsi con sé stesso e con la sua storia personale. Il finale è una delicata sorpresa che non lascia in sospeso alcuna domanda tranne, purtroppo, quella che ciascuno di noi si fa riguardo alla follia del genere umano. Lo stile, che appare inizialmente un tantino schematico e affrettato, si arricchisce nel corso del racconto di belle riflessioni e descrizioni, catturando il lettore e rendendolo partecipe della storia.

Cristina Giuntini

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L’Iran contemporaneo resta un paese da costruire e ricostruire, conoscendone e vivendone e vivendone le vicende, anche attraverso il racconto di scrittori appassionati e dediti al tema della violazione dei diritti umani, della guerra, dello sfruttamento, delle crisi regionali in Iraq, Pakistan ed Afghanistan. L’Iran è un paese in continuo inurbamento. Tutto cresce e, come ogni cosa cambia; e anche Teheran sembra dare segni di cambiamento con la nascita di una nuova generazione che comincia a prendere coscienza dei propi diritti, non disposta, ora, ad accettare in modo acritico le regole imposte  alla società dall’integralismo degli Ayatollah. Yassir, protagonista di una vicenda che si snoda tra ricordi e fatti drammatici, tra la perdita ed il ritrovamento di persone care, e la passione per l’arte, unica via di fuga e salvezza della sua anima. Un dono da vivere e sviluppare come una missione, divine quindi il capostipite, il segno indelebile di questo cambiamento.

Emma Crimi

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Dal sito Le mele del silenzio

Questo libro, lo ammetto, l’ho preso con lo scopo di verificare il lavoro della Casa Editrice Aurea, ossia l’editore de La Sogneria. Quindi dico subito di averlo letto ponendo attenzione a certi particolari, rispetto ad altri libri che sono passati per il mio comodino.

Nel complesso, il romanzo è piuttosto buono. La storia è, purtroppo, attuale ed è impossibile non correre immediatamente col pensiero ai fatti di cui sentiamo ogni giorno. La brevità del testo (60 pagine), poi, rende il tutto meno pesante, perché una storia del genere, se troppo lunga, può davvero essere un macigno.

Mi è piaciuto molto l’idea di raccontare gli episodi attraverso la pittura di un quadro, davvero un’idea molto bella secondo me. Praticamente, ogni volta che il rpotagonista dipingeva un quadro, Yassir viveva una storia realmente successa. Un trvata molto intelligente!
Il tutto è ben scritto e l’unica osservazione che potrei fare all’autore, ed esclusivamente per un gusto personale, è che in alcune parti, specialmente all’inizio, si sente la forte contrarietà che Boriello prova nei confronti di alcune leggi/azioni. Per mio gusto personalissimo, ripeto, preferirei che il tutto fosse meno palese, per quanto giusto possa essere.
MA, esiste anche una parte più dolente. Il romanzo presenta troppi refusi. Magari è solo una mia impressione perché, essendo che la mia creaturina uscirà con questo marchio, ho analizzato con più cura il tutto, però ho trovato troppe dimenticanze. E non parlo di problemi di editing, ma di semplice correzione bozze.
‘D’ eufoniche, alcuni errrori di punteggiatura e molti refusi della serie ‘così’ senza accento et simila. Praticamente, tutte cosette evitabili ma che, nel lettore, possono fare cattiva impressione.Ripeto, però, che il testo è buono e utile per riflettere su determinate cose. Quindi complimenti all’autore.
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Dal sito The literary show

Nell’Iran della dittatura teologica musulmana un pittore viene incarcerato e condannato a morte per aver eseguito il ritratto di una donna nuda. In carcere scoprirà una terribile verità. Una coraggiosa denuncia dell’intolleranza religiosa e della dittatura iraniana

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Dal sito Qlibri

Yassir un giovane pittore iraniano viene arrestato per aver dipinto una donna nuda. Egli ha trasgredito la legge, ha offeso la morale comune. La sua trasgressione nell’Iran degli Ayatollah viene punito con l’impiccaggione.La pittura è l’unico suo strumento per esprimere tutto il suo disappunto contro la cultura islamica. Attraverso i suoi quadri, egli riesce a volare lontano dalla sua realtà. Omar il suo compagno di prigione, anch’egli vittima del sitema, imprigionato perché omossessuale. Un lungo viaggio nella terra dei Kamikaze, nel dolore dei palestinesi defraudati del prorpio territorio, e la nuova generazione che inizia a lottare per la libertà e che sfocia nel nome di Neda. A confronto un’altrà realtà, quella dei soldati americani, che si trovano a combattere una guerra non voluta. Due popoli così diversi tra loro ma accomunati da uno stesso destino. Entrambi vittime dei potenti.Romanzo di straordinario interesse culturale, che rapisce la curiosità del lettore pagina dopo pagina. I contenuti non possono lasciarci indifferenti, anzi, il bello di questo romanzo incomincia dopo averlo letto. Riflessione.Da acquistare e leggere assolutamente!

Astrid Fataki

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Dal sito circumvesuvianando

“ La pittura era ….yassir e yassir ….era la pittura e , nessuno, neanche il rigido carcere iraniano era riuscito a separare yassir da essa.”
Vincenzo Borriello, nato a Torre del Greco nel 1976, è il giovane autore di questo romanzo, forte e avvincente, ambientato nell’Iran dei giorni nostri; la sua prosa semplice, scorrevole e mai banale mette in risalto e a confronto una cultura e una religione che trova poco riscontro nella vita reale e che impone regole rigide dettate dall’integralismo degli Ayatollah. Il racconto viaggia su due binari paralleli e mette in risalto la denuncia della violazione dei diritti umani e l’espressione dell’arte intesa come interpretazione delle emozioni, delle sensazioni.
Yassir, giovane protagonista del romanzo, appartiene ad una generazione che a Teheran comincia a prendere coscienza dei propri diritti. È un pittore, giovane anima che attraverso le sue tele, i suoi dipinti, esterna le sue sensazioni e per l’anima di un ‘artista non c’e’ nulla di anormale voler dipingere una donna nuda, ma deve fare i conti con la “ morale comune “, quello che lui ha fatto è gravissimo, va punito per dare un esempio a chiunque volesse imitarlo. Così Yassir prima di essere giustiziato viene messo in prigione dove incontra Omar compagno di cella, colpevole di essere omosessuale. La prigionia e la convivenza fa nascere tra i due una profonda amicizia e le continue umiliazioni e privazioni non riusciranno a smorzare i loro sogni, ed è proprio attraverso la pittura Yassir riesce a liberarsi delle sue “ catene “ e a volare alto , a valicare le inferriate che lo tengono prigioniero per non soffocare , per non soccombere. Attraverso la pittura Yassir dà senso alla sua vita anche chiuso in una cella. Attraverso le sue opere e i suoi colori riesce a dare vita ora a un ragazzo palestinese convinto che farsi esplodere in nome di Allah sia il più nobile dei gesti, ora a un marine americano che, comprende di essere stato ingannato da chi gli ha proposto un’avventura assurda. Due esseri diversi, addirittura nemici, ma uniti dallo stesso destino: entrambi muoiono di morte violenta per inseguire un ideale costruito da chi detiene il potere. Yassir non riesce a comprendere la logica della guerra e non si spiega come un essere umano abbia potuto concepirla. Si scoraggia, si arrabbia, piange , si dispera di fronte alla piu’ assurda delle guerre: la guerra santa che usa Dio in modo strumentale e fa si che la legge coranica sia capace di gestire tutti gli aspetti, della vita sociale dei singoli individui. Forte il risolto umano e psicologico … Yassir con il suo dipinto “irriverente” diventera’ il simbolo dell’Iran libero.

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