L’uomo che amava dipingere


PREFAZIONE

Ambientata nell’Iran contemporaneo, la vicenda narrata persegue essenzialmente due scopi: denunciare la violazione dei diritti umani e celebrare l’opera d’arte nella sua funzione catartica e nella sua capacità rivoluzionaria. Il giovane protagonista appartiene ad una generazione che a Teheran comincia a prendere coscienza dei propri diritti e non è disposta ad accettare acriticamente le regole imposte alla società dall’integralismo degli Ayatollah. È un pittore e non trova niente di impuro nel dipingere un nudo femminile, ma ben presto sperimenta che agli occhi di chi è preposto a salvaguardare la morale comune, quello che lui ha fatto è gravissimo, inaccettabile e va punito nel modo più severo per dare un monito a chiunque volesse imitarlo. Così Yassir (è questo il nome del protagonista) prima di essere giustiziato viene messo in prigione dove come compagno di cella si trova Omar, colpevole di essere omosessuale. La prigione tuttavia non impedisce che fra i due nasca una profonda intesa e non riesce a soffocare quella che è la vera essenza dell’uomo: la sua dimensione razionale e morale. E qui interviene l’arte, il mezzo espressivo che consente a Yassir di liberarsi dalle costrizioni del carcere per volare in alto, in una dimensione irraggiungibile dalle assurde limitazioni che un essere umano riesce a concepire per soffocare un altro essere umano e ridurlo ad oggetto. Una dimensione in cui il protagonista può manifestare liberamente i suoi pensieri, può porsi domande, può cercare risposte, può esporre le proprie valutazioni e i propri punti di vista. Attraverso la pittura Yassir dà senso alla sua vita anche nel chiuso di una cella. Può continuare a cercare se stesso e a valutare le proprie convinzioni attraverso il confronto con persone diverse per appartenenza sociale e per forma mentis, persone che incontra nei suoi quadri. Ora è un ragazzo palestinese convinto che farsi esplodere in nome di Allah sia il più nobile dei gesti, ora è un marine americano che, a contatto con la cruda realtà della guerra, comprende di essere stato ingannato da chi gli ha proposto un’avventura assurda come una meravigliosa prospettiva per il futuro. Due esseri diversi, addirittura nemici, ma uniti dallo stesso destino: entrambi muoiono di morte violenta per inseguire un ideale bugiardo, costruito ad arte da chi detiene il potere. Yassir che è un pacifista non riesce a comprendere l’aberrante logica della guerra e non si spiega come un essere umano abbia potuto concepirla. Si scoraggia di fronte all’atteggiamento di tanta gente (tra cui molti sono giovani facili agli entusiasmi e malleabili) che si lascia manovrare e, in modo acritico, accetta come giuste idee assurde tra cui la più assurda è la guerra santa che usa Dio in modo strumentale. Per Yassir tutto questo è inaccettabile come inaccettabile è la pretesa della legge coranica di gestire tutti gli aspetti della vita sociale e i comportamenti dei singoli individui, ma è una realtà che si alimenta con la rassegnazione di chi crede che nulla possa cambiare. Invero non mancano segni di cambiamento specie tra i giovani che cominciano a far proprie idee nuove e a rivendicare il diritto di vivere da liberi. Una rottura col passato quindi, determinata da una rivoluzione di pensiero, originata e sostenuta in questo caso da un’opera d’arte che col suo linguaggio universale riesce a rivolgersi a tutti e a scuotere le coscienze.

Dott.ssa Pina Mammana

ESTRATTO

…sentì una voce, una flebile, sottile voce che chiamava il suo nome: “Yassir! Yassir!”. Ripeteva la voce che sembrava appartenere ad una donna, il cui suono, tanto armonioso, musicale sembrava familiare.

Dove aveva potuto gia sentire quella voce Yassir? Egli stesso non riusciva a capire se stesse dormendo oppure se fosse ancora sveglio.

«Cos’è questa voce che interrompe il mio sonno?- Chiese Yassir – A chi appartiene questo dolce suono che fa sembrare il mio nome un insieme di armoniose note, che messe insieme sembrano dare vita ad una melodia mai ascoltata prima da orecchio umano? Che la pazzia abbia preso il sopravvento su di me? Fatti avanti misteriosa creatura notturna, essere divino o infernale che tu sia, fatti avanti, non indugiare oltre e mostrati a me, o va via… va via  da qui, tu che puoi e che non sei condannata a questa prigionia!» La voce, insistente, nell’oscurità della notte continuava a pronunciare il suo nome: “Yassir! Yassir!”

«Possibile, o essere sconosciuto, che tu sia tanto vile da celarti nell’oscurità di questa notte tormentata, senza mostrare il tuo volto, senza mostrare le tue sembianze? Se sei venuta per aggiungere dolore al dolore, sconforto allo sconforto, ti scongiuro va via e lasciami in pace… lascia in pace questo povero uomo, la cui unica colpa è stata quella di dipingere.» Ma la voce continuò: “Yassir! Yassir!” A quel punto Yassir chiese: «Se sei venuta qui, per portare via la mia disperazione, o per dare sollievo alle mie pene, sappi che sei la benvenuta, ma se così non è, se sei cosi crudele da essere giunta fin qui, da chissà quale oscuro sito  sconosciuto ad essere umano, per martoriare la mia anima sanguinante, ti scongiuro dimentica il mio nome, dimentica questo luogo e questo tempo e va altrove, va oltre queste mura che mi tengono prigioniero»

La voce rispose: «Il tempo… il tempo Yassir, in questo luogo non ha nessuna importanza»

«In questo luogo di dolore, il tempo, o voce senza volto, non è l’unica cosa a non avere importanza. Io per primo non ne ho.» La voce continuò: “Yassir! Yassir!”

«Ora basta! – Urlò Yassir – Figlia della notte, o figlia della mia pazzia, poco importa chi o cosa ti abbia dato i natali, ti ordino di lasciarmi in pace e mai più pronunciare il mio nome. Tormenta qualcun altro, sconosciuto essere, qualcuno che lo meriti davvero e non me che non ho mai fatto del male a nessuno dal giorno in cui sono venuto al mondo.»

«Yassir – disse la voce – davvero non mi riconosci?»

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