Intervista su In chiaro scuro


Intrappolati in un dipinto con Vincenzo Borriello

Si dice che prima di morire l’uomo veda passare davanti agli occhi tutta la sua vita. E forse, in un certo senso, questo è quello che accade a Yassir, il giovane pittore iraniano, condannato a morte per aver dipinto una donna nuda, protagonista di “L’uomo che amava dipingere” di Vincenzo Borriello, edito da Casa Editrice Aurea. Durante la sua detenzione avrà modo di dipingere ancora e quel lavoro gli permetterà di ripercorrere momenti importanti della sua vita e della vita del suo popolo; avrà modo di soffermarsi su cose trascurate, rendersi conto di ciò che non aveva realmente visto e di ciò che non aveva udito con la giusta attenzione. I suoi quadri lo porteranno a raccontare storie che lui osserva nel momento in cui posa il pennello sulla tela, i colori smettono di essere tali e diventeranno racconti drammatici di una realtà crudele vista da diversi punti di vista. In una dimensione nella quale il tempo sembra essersi fermato e perdere la sua importanza, Yassir avrà modo di osservare l’essenza della realtà e forse riuscire a trovare la pace. Un racconto intenso, quello di Vincenzo Borriello, intenso ma crudele, forte al punto da sconvolgere nel profondo il lettore su tematiche sempre attuali.

Ciao Vincenzo, benvenuto su inchiaroscuro.com. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Con piacere. Ovviamente mi chiamo Vincenzo, ho 34 anni, sono una persona sarcastica, anche abbastanza polemica, soprattutto su argomenti che mi toccano in modo particolare, che mi appassionano. Sono una persona che va contro fregandomene delle conseguenze, perché sono convinto di quello che faccio o dico. Ho svariati interessi, oltre alla scrittura, in particolare la politica, come osservatore non come attore del teatrino, la sociologia, la geopolitica ed in generale tutte le materie umanistiche, infatti le mie letture si concentrano su questi argomenti, proprio in questi giorni rileggevo un classico di Rosseau. Altra mia passione, è la musica, ascolto e suono heavy metal da quello classico a quello più estremo.

Com’è nata l’idea de “L’uomo che amava dipingere”?

L’idea che sta alla base de “L’uomo che amava dipingere” è nata, come ho avuto modo di dire altre volte, guardando un reportage televisivo su dei ragazzi iraniani. Tra questi ragazzi c’era anche un pittore che aveva avuto guai con la legge per aver dipinto un quadro considerato dalle autorità concio, immorale.

Quale dei personaggi è quello in cui ti rispecchi di più? Sono caratteri totalmente inventati o hai trovato ispirazione nella realtà per dipingerli?

Sicuramente mi rispecchio in Yassir in particolar modo per la carica rivoluzionaria della sua arte, ma anche in Neda perché anche lei è una ribelle, così come Amid o lo stesso Omar, se ci fai caso ciò che accomuna queste persone, è il loro essere ribelli, il ribellarsi a qualcosa che gli è stato imposto, a qualcosa che li opprime, sebbene nel caso specifico di Amid, può essere visto come un esempio negativo, voglio invitare e comprendere  non il gesto ultimo che lui compie, tutto quello che c’è dietro, da cosa scaturisce il suo gesto. Il mezzo è sbagliato, ma il fine no. Nella stesura della storia mi sono servito anche di eventi reali, dopotutto se si tratta di un romanzo sociale, “bisogna” attingere anche dalla realtà.

Il tuo romanzo è molto intenso. Quale messaggio vorresti prevalesse nel lettore e a chi vorresti rivolgerti con le tue parole?

Il mio libro vuol veicolare più di un messaggio, se da un lato è una denuncia verso inalienabili diritti umani e civili, dall’altro vuole in un certo senso riabilitare agli occhi degli occidentali, il mondo arabo-persiano, dimostrare che quel mondo è molto di più e di diverso da un manipolo di fanatici religiosi. Purtroppo ci vengono dati degli stereotipi e noi per pigrizia li accettiamo cosi come ce li confezionano. Bisogna però capire che lo stereotipo del fondamentalista islamico, dell’arabo con l’ossessione di distruggere gli infedeli, è solo un qualcosa di strumentale agli interessi geopolitici degli USA. È un modo per giustificare i crimini degli Stati Uniti, ma anche dei nostri che abbiamo appoggiato la follia Americana come cani ammaestrati. Il padrone comanda e noi ubbidiamo. Il problema è che la gente non s’informa e ancora peggio non pensa…pensare, per l’italiano medio, è la cosa più faticosa che gli si possa chiedere di fare. Quanti di quelli che santificano l’America sanno, per esempio , dei finanziamenti dell’amministrazione Regan ai Contras per portare avanti una guerra civile che ha causato la morte di 35000 nicaraguensi, sconfiggere i Sandinisti e riportare la dittatura in Nicaragua? E sai da dove venivano fuori i soldi per finanziare i Contras (gente che assaltava ospedali, uccideva donne e bambini)? Dalla vendita delle armi all’Iran che all’epoca era in guerra con l’Iraq. Come vedi è un cerchio che si chiude e quello dei Contras è solo uno dei tanti crimini commessi dagli USA in barba ai diritti umani di cui loro si dicono i paladini. Ecco perché la gente non deve credere a persone come i Bush né a chi lo appoggia. Scusa se mi sono dilungato ma come vedi, quando ci sono argomenti che mi appassionano è difficile per me non dilungarmi.

Mi hanno incuriosito i tuoi ringraziamenti alla fine del libro. Ti va di parlarmi dell’elenco che contiene tra gli altri nomi anche Diego Armando Maradona e gli Iron Maiden?

Mi sentivo in dovere di ringraziare delle persone amiche. Per quanto riguarda poi Maradona e gli Iron Maiden, che dire… chi come me è tifoso del Napoli ed ha vissuto quegli anni fantastici tra l’84 ed il 91 può capire il senso di quel ringraziamento. Maradona è stato l’unico che ha fatto diventare uno sport, una forma d’arte. Nelle sue giocate c’erano estro, fantasia, per restare in tema con il libro, ogni volta che toccava il pallone era come una pennellata. Poi lui si è sempre schierato in difesa di Napoli e dei napoletani. Per quanto riguarda gli Iron Maiden, sono la mia band preferita, sono un fanatico di quei musicisti, anche ora mentre ti rispondo alle domande, indosso una loro felpa…che dire, Up the Irons!

Quando è nato in te il desiderio della pubblicazione e com’è avvenuto tutto il percorso?

Per caso, diciamo che ho provato, ed è andata bene. Davvero, non avevo ambizioni letterarie e se il mio libro non fosse stato pubblicato, non ne avrei fatto un dramma, però visto che ormai ci sono, voglio continuare in questa direzione.

Cosa fai per promuovere il tuo lavoro?

Per promuovere il libro, mi servo dei social network, del mio blog e cercando di rilasciare interviste come questa, per il resto, con gli scarsi mezzi a disposizione non c’è molto altro da fare.

Dove e come è possibile reperire il tuo romanzo?

Chi è interessato ad una copia autografata, può chiedere a me scrivendo a viborriello(at)libero.it, altrimenti può prenotarlo in libreria o direttamente alla casa editrice aurea scrivendo ad aureaeditrice@live.it.

Lasciaci indirizzi e link su cui seguire la tua carriera.

Certo, potete seguire gli sviluppi della mia carriera sul mio blog

https://viborriello.wordpress.com  li troverete anche i collegamenti per richiedere l’amicizia sui facebook oppure per la mia pagina fans, oltre a twitter

Quali progetti editoriali hai in serbo per il futuro?

Per il futuro è prossima l’uscita del mio nuovo libro dal titolo “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello; sul mio blog è possibile leggere un piccolo estratto. L’opera, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti. Per la copertina sarà usata una foto di Arianna Migliorini che ha vinto un concorso organizzato appositamente per la copertina del libro, colgo l’occasione per ringraziare anche tutte le ragazze che vi hanno partecipato.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Si, ringrazio te per questa intervista, ringrazio inoltre chi si soffermerà a leggerla ed ovviamente chi ha letto l’Uomo che amava dipingere.

Maria Rosaria Ferrara

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