La Russa: polizia irrompe in casa e interrompe Cinghiamattanza


Succede che una sera sei in giro con la volante, con il tuo collega parli del più e del meno. È venerdì, il tuo turno sta quasi per finire, avresti voglia di farti una birra in santa pace, invece no, sei in servizio. Non si beve, non ci si distrae. Sei di pattuglia e dalla radio, in qualsiasi momento può arrivare una richiesta d’intervento. Ovviamente fai gli scongiuri che ciò non accada e invece… invece quando pensi di avercela quasi fatta, quella maledetta radio sputa le parole che speravi di non sentire: disturbo della quiete (magari c’è un codice, ma non lo conosco).

Vabbè, sempre meglio di una rapina in corso con uomo armato. Man mano che ti avvicini, capisci che sei in un quartiere “in” di quelli che con il tuo stipendio ci puoi entrare solo se hanno ammazzato qualcuno. C’è una festa e qualche buontempone, nonostante sia quasi mezzanotte, ha la musica a palla.

Sul posto arrivano due volanti. Gli agenti sentono chiaramente la musica dalla strada. Si ritrovano all’esterno di un lussuoso palazzo ubicato nei pressi di Porta Venezia. Già sentono la puzza di guai. I poliziotti si preparano al più classico dei “Lei non sa chi sono io!”. Invece, lo sanno bene, perché leggono il nome sul citofono: Ignazio La Russa. Se potessero, alzerebbero i tacchi e andrebbero via, tanto sarebbe tempo perso.

Mi piacerebbe dire che La Russa, vista la festa in corso, era un po’ alticcio, invece no, lui è così da sobrio:

“Addirittura hanno mandato due volanti per una festa, mentre sulle rapine non ne mandano nemmeno una!”.

Ma è la seguente frase che ti fa capire di trovarti effettivamente d’innanzi a Ignazio La Russa, meglio di un test del DNA (a proposito, speriamo nessuno si sogni mai di clonarlo):

“Voi non dovevate venire a casa mia. Sicuramente vi ha mandato qualche zecca comunista!”.

Che poi sentir parlare un uomo di 68 anni come un ragazzino brufoloso di CasaPound è anche triste.

Ma l’arroganza fa parte del personaggio e delle pessime ideuzze politiche di chi ha come motto non “Dio Patria Famiglia” ma “Io sono io e voi non siete un cazzo”:

“La gente non può dire niente perché non sono le due di notte, oggi è venerdì sera e quindi domani è festivo e se a qualcuno dà fastidio la musica, per stasera se l’ascolta!”.

“Io il volume della musica l’ho appena abbassato perché dovevamo fare uscire la torta, ma più tardi probabilmente lo rialzerò”.

Non è chiaro se La Russa stesse ascoltando Wagner oppure il CD della band di Mario Vattani, conosciuto anche come il Console Nazi-Rock. Da verificare se gli ospiti, al momento dell’arrivo della polizia, si stessero divertendo con la “Cinghiamattanza” (avete presente qual “ballo” dove i nazinerd con il testosterone alle stelle si prendono a cinghiate al ritmo di musica?).

Prima di congedare gli agenti, ovviamente senza neanche una fetta di torta, La Russa li dona di una delle sue note pillole di saggezza, sotto forma di consiglio spassionato:

“Non mi interessa se ritornate di nuovo qui perché come ritornate ve ne andate di nuovo. Tanto, male che vada mi prendo una denuncia”.

Non fraintendetelo, non è che a La Russa non piaccia la polizia, semplicemente, preferisce quella di Bolzaneto e della scuola Diaz, ancor meglio se sono carabinieri.

(N.B. La fonte dei Virgolettati è Repubblica.it)

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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Una risposta a La Russa: polizia irrompe in casa e interrompe Cinghiamattanza

  1. vales ha detto:

    Sono convinta che se la “festa” avesse disturbato, minimamente, il sonno di La Russa…..non solo avrebbe fatto intervenire la polizia ma anche TV e giornali!!!!!
    Che “brutta persona” è La Russa!!!!!!!!!!!!!!!!

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