Gasparri, Vanessa, Greta il sesso e Quattrocchi



Maurizio Gasparri
, imbarazzato, prova a giustificarsi per il suo twitt

#VanessaeGreta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!

Lui dice si sia trattato di una semplice e legittima domanda nata dopo aver appreso la notizia su un sito. Certo, lui dovrebbe sapere che le notizie vanno verificate, a maggior ragione se le suddette notizie non sono state riportate Corriere della Sera, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, ANSA ecc.

Ma lasciamo perdere le questioni sessuali con tutto il loro squallore e andiamo oltre. È chiaro il riferimento polemico sull’eventuale riscatto pagato per liberare Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Premesso che noi italiani, purtroppo, paghiamo anche per Gasparri (permettetemi di ritenere quantomeno discutibile investire denaro su di lui) va detto che l’ex AN ebbe ben altro atteggiamento quando, nell’aprile del 2004 furono rapiti in Iraq Fabrizio Quattrocchi, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino.

I quattro – dipendenti di una compagnia privata – si trovavano in Iraq per svolgere attività di security. Fabrizio Quattrocchi fu ucciso. Il corpo fu ritrovato il 21 maggio 2004. L’8 giugno dello stesso anno, i compagni di sventura Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, sono finalmente liberi. Franco Frattini, all’epoca ministro degli esteri del Governo Berlusconi rese noto:

“Per la liberazione degli ostaggi in Iraq non ci sono state trattative ed è stata un’azione senza spargimento di sangue. Le forze della coalizione sono intervenute, i particolari non si possono e non si debbono rivelare”.

Insomma, sulla vicenda c’è l’assoluto riserbo. L’unica notizia che viene fatta trapelare, anzi sventolare come strumento di propaganda è una frase che Quattrocchi avrebbe detto poco prima di essere barbaramente ucciso:

“Vi faccio vedere come muore un italiano”.

Naturalmente, in tanti pensarono immediatamente che la liberazione degli ostaggi fosse stata diretta conseguenza del pagamento di un riscatto ma la cosa importante è che i tre sopravvissuti fossero tornati a casa. L’uccisione di Quattrocchi, sarebbe servita come messaggio per far capire che i sequestratori dovevano essere presi sul serio. Nessuna ramanzina da parte di Gasparri che di quel Governo faceva parte, anzi:

“Credo che vada dato grande rispetto a questo nostro connazionale trucidato dal terrorismo, però siamo in una fase in cui ci sono altri ostaggi. Dobbiamo rendere onore a questo italiano ucciso dal terrorismo, ma dobbiamo pensare agli altri italiani vittime di un sequestro da parte del terrorismo”.

In un’altra dichiarazione del 2006, Gasparri aggiunge:

“Condivido pienamente la proposta del quotidiano ‘Il Foglio’ di conferire a Fabrizio Quattrocchi una medaglia d’oro al valor civile. Il suo coraggio, il modo con cui ha affrontato la ferocia del terrorismo, ne fanno un esempio che gli italiani non devono dimenticare. Il conferimento di questa medaglia avrebbe anche un valore di risarcimento dopo le assurde polemiche sollevate da alcuni settori politici e giornalistici’’.

‘’Mi auguro che le massime istituzioni dello Stato -auspica l’esponente di An- riflettano sulla proposta del quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, che promuoverò personalmente in Parlamento affinché abbia seguito”.

Insomma, due pesi e due misure, nonostante entrambi i casi si parlasse di italiani sequestrati. Non che si pretenda una medaglia per Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, ma un briciolo di rispetto per due ragazzine sequestrate per mesi, è un atto dovuto da chi, nostro malgrado, fa parte delle istituzioni.

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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