ISIS, giusto armare i curdi



L’ISIS avanza e si discute se armare i curdi oppure no. Mi sono fatto la mia idea al riguardo e, sinceramente, sono favorevole al fornire armi ai resistenti curdi. Non a caso ho usato la parola resistenti. Resistenza… quanta gente ne parla a sproposito. C’è chi crede che la resistenza si faccia con le belle parole o in modo passivo. Dubito sia così. Il volto di tanti s’illumina quando si parla di partigiani, quasi come se fossero stati loro stessi a prendere parte ai combattimenti.

Mi sbellico dalle risate quando sento discorsi del tipo: “Io posso parlare della resistenza perché mio nonno era partigiano”, appunto, tuo nonno tu hai solo goduto dei frutti del suo sacrificio. Che poi sembrano aver avuto tutti i nonni partigiani. Pare in molti lo ignorino, ma una parte delle armi usate dai partigiani per ricacciare i nazisti dalla fogna da dove erano usciti, furono fornite dagli Alleati attraverso gli aviolanci (la stessa cosa che ora si vuole fare con i curdi).

Curdi sono i membri del PKK, anche loro impegnati nella lotta contro l’ISIS, il cui leader Ocalan (ora in carcere, condannato all’ergastolo) è stato “ospite” nel nostro Paese quando era ricercato dalla polizia di mezzo mondo, grazie all’interessamento di Rifondazione Comunista.

La verità è che non puoi sventolare la bandiera colorata della pace e indossare la maglietta di Che Guevara. Il Che era pacifico ma non un pacifista. Che Guevara non esitava a uccidere il nemico pur di perseguire il fine di libertà e uguaglianza. Allora le cose sono due, o ammaini la bandiera o togli la maglietta.

I curdi hanno diritto a difendersi. È giusto che ogni popolo combatta la sua battaglia piuttosto che attendere qualcuno, lanci le “bombe intelligenti”.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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