Di Battista e il terrorismo


Ho letto il lungo post scritto da Di Battista “Isis che fare?”. Purtroppo é risultato essere un calderone confusionario senza capo né coda. Il deputato 5 Stelle nel suo intervento ci ha messo tutto e di più. Come troppo spesso accade, c’é stata una tendenza a semplificare cose ben più complesse. Il risultato é sembrato essere un copia e incolla mal riuscito da wikipedia.

Mi lascia perplesso quando, riferendosi a Curdi, Sunniti e Sciiti, il deputato pentastellato parla di popolazioni profondamente diverse tra loro mischiando un’etnia – i curdi – con due confessioni religiose, entrambe riconducibili all’Islam. A ciò va aggiunto che la popolazione curda é a maggioranza sunnita ma c’é anche una buona presenza di sciiti. Insomma Di Battista, cominciamo male. L’errore non é da poco.

Tralascio tutti i discorsi sulla CIA, ENI, petrolio ecc. L’Isis – a mio modo di vedere – è una organizzazione paramilitare che ha come obbiettivo principale la conquista del potere. Non a caso Abu Bakr al-Baghdadi si é autoproclamato califfo. Le mire dell’Isis sono espansionistiche più che di liberazione (a differenze per esempio di al-Qaeda che aveva come scopo principale la cacciata delle truppe straniere dai paesi arabi).

Solo sul finire del suo intervento Di Battista sfiora il nocciolo della questione “terrorismo” ma non centra del tutto l’argomento proprio in virtù della succitata tendenza a semplificare tutto, quando scrive “Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”.

In linea di principio é così ma il discorso é più ampio e complicato e per venirne a capo bisognerebbe ragionare nell’ottica del suicidio altruistico di Durkheim e tenendo ben presente lo studio condotto sull’argomento da Robert Pape. Concetti che non ripeterò avendone scritto ampiamente in passato. Ma Di Battista pare prendere in considerazione il solo caso degli attentati kamikaze. Il mondo del terrorismo é molto più ampio e frastagliato di quanto Di Battista creda. Ogni organizzazione ha le sue specifiche finalità (basti pensare che l’Isis considera Hezbollah come nemico da abbattere) e interessi. Sull’argomento la confusione é tanta e ancora di più l’ignoranza.

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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Una risposta a Di Battista e il terrorismo

  1. L'arancione ha detto:

    Il post di Di Battista sintetizza per ovvie ragioni di esposizione. Il tema è complesso e, sinceramente, raramente ho sentito fare a un politico italiano analisi di questo genere. Molto più facile imbattersi in commenti di politici superficiali e ignoranti.

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