La crociata del sindaco Bitonci


Massimo Bitonci

Massimo Bitonci, sindaco di Padova – ovviamente leghista – ha intenzione di rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici della città da lui amministrata. Quali siano i vantaggi di questa imposizione integralista para-talebana, dal punto di vista dei servizi al cittadino, è un mistero (della fede).

Ben più chiare, invece, sembrano le intenzioni di Massimo Bitonci – ovvero – quella di usare il crocifisso per marcare il territorio o peggio, come una clava. A testimonianza della “profondità” del programma politico presentato da Bitonci in vista delle elezioni, c’era proprio la promessa d’imporre a tutti la sua fede (poco importa se il suo Cristo accoglierebbe i migranti a braccia aperte, darebbe loro da bere e mangiare) attraverso massicce dosi di croci appese ai muri.

L’obbligatorietà del crocifisso nelle aule scolastiche è definita dal neo sindaco di Padova come “un regalo del comune e – aggiunge – guai a chi lo tocca”. Insomma, iniziare il suo mandato con una minaccia, non è proprio il massimo. Cosa ci farà, signor sindaco, se i cittadini decidessero di chiedere la rimozione di quell’oggetto che nulla ha a che vedere con la didattica? Li scomunica? Li manda all’inferno? Chiederà al suo Dio di colpirli con un fulmine? Prima che risponda, l’avverto che non può fare nessuna di queste cose.

Un vero cattolico, probabilmente, al posto delle minacce si limiterebbe a pregare per le nostre anime, ma una cosa del genere non la fa chi è traboccante d’odio verso il diverso, verso chi la pensa differentemente. In qualità di sindaco, Bitonci dovrebbe almeno conoscere la differenza tra una scuola (e qualsiasi edificio pubblico) e una chiesa: nella prima ci sono i libri, si dispensa il sapere, si formano i cittadini, nell’altra ci sono le croci.

Il provvedimento di Bitonci altro non è che mera ostentazione di una presunta fede (mi permetta di nutrire qualche dubbio circa la sua religiosità), certamente distorta e altra rispetto al suo significato originale, brandita come una sciabola. Lei non porge l’altra guancia, sindaco Bitonci, lei colpisce forte, scaglia la prima pietra. Se l’inferno esistesse, sarebbe pieno di persone come lei.

Impari il significato di “Pubblico”. Se non lo conosce, cerchi la definizione su un dizionario, ma mi raccomando, non su quello padano bensì, su quello italiano. La sua presunzione che italiano = cattolico evidenzia tutta la sua inadeguatezza, arroganza e una scarsa cultura.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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