Quando Beppe Grillo attaccava la sovranità popolare, Farage la difendeva


Mentre Nigel Farage, il 16 novembre 2011 difendeva la sovranità popolare, il suo nuovo amichetto del cuore Beppe Grillo – capo indiscusso del Movimento 5 Stelle, pari gradi con Casaleggio (ma si attende la promozione sul campo di figli e nipoti) – faceva l’esatto opposto: attaccava la suddetta sovranità, almeno stando alla logica del suo ultimo post a sostegno dell’alleanza con lo UKIP. Certo, cronologicamente l’attacco di Beppe Grillo alla sovranità popolare non coincide con quanto avrebbe detto Nigel Farage al cospetto del Parlamento Europeo. Le due cose sono avvenute in tempi diversi.

Grillo, infatti, ha attaccato la sovranità popolare ben prima di quando Farage si ergesse a “difesa” di questa. Parlando a Olli Rehn, Farage lo accusava, insieme alla sua combriccola, di aver rimosso prima il premier greco Papandreou e poi Silvio Berlusconi per sostituirlo con Mario Monti, senza passare per il voto dei cittadini.

Nell’agosto del 2010, Beppe Grillo, nel suo “Comunicato politico numero trentaquattro” auspicava la nascita di un governo tecnico (che poi sarebbe effettivamente arrivato con Mario Monti) per uscire dalla melma nella quale si trovava l’Italia. Ma sulla nascita di un governo tecnico, Grillo si mostrava poco ottimista per colpa – a suo dire – di un “Parlamento di irresponsabili, di leccapiedi e arrivisti” che avrebbero impedito tale salvifica soluzione.

Per parafrasare una nota serie televisiva, “E alla fine arrivò Monti”, così Grillo, che si opponeva all’idea delle elezioni anticipate, definite come “pura follia” in quanto avrebbero riconsegnato il Paese nelle mani di Silvio Berlusconi e fatto precipitare l’Italia nel caos, fu accontentato.

Ma accontentare una persona che cambia idea con la stessa facilità con la quale cambia le mutande, è compito arduo, specie se poi il cambiare idea, è conseguenza diretta di ciò che è più conveniente al fine d’interessi personali. È vero, solo gli stupidi non cambiano mai idea ma chi lo fa troppo spesso, ha qualche serio problema.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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