Il quotidiano La Stampa getta fango su Napoli


Ho letto su La Stampa un articolo traboccante d’inesattezze e sciocchezze (mia modesta opinione) a firma di Grazia Longo. Il filone da sfruttare è sempre lo stesso, quello che a dosi massicce ci viene somministrato da oltre una settimana: i tragici avvenimenti della finale di Tim Cup Fiorentina Napoli. “Genny a Carogna” fa ancora notizia e il ferro va battuto finché è caldo. La giornalista, anche facendo in alcuni casi un uso improbabile del napoletano, ci racconta di una sua giornata passata tra gli ultras del Napoli. 

Mi sono fatto un’idea precisa sulla natura dell’articolo ma la terrò per me, perché non posso dimostrare il contrario. Un paio di cose, però, le devo dire alla signora Longo: 1) Si scrive Vecchi Lions e non Vecchi Lyons, come più volte compare nell’articolo. Si tratta d’inglese elementare ma evidentemente la conoscenza delle lingue non è richiesta per essere assunti a La Stampa. 2) I Vecchi Lions si sono sciolti anni fa, non esistono più!

Vorrei far notare la sottile contrapposizione tra la settentrionale civile e rispettose delle regole che – salita a bordo di un’auto malandata (peccato non le sia venuta in mente di usare l’aggettivo “sgarrupata” in stile Io speriamo che me al cavo) allaccia la cintura e il suo Cicerone che la accompagna nell’avventuroso viaggio nel mondo ultras la “rimprovera”. C’è il pericolo che salti la copertura della donzella e gli altri ultras si rifiutino di parlarle.

Eppure la giornalista, in un certo senso si contraddice quando scrive:

“L’arrivo dietro via ai Tribunali non è proprio agilissimo. Vecchi Lyons mescolati ai Fedayn stanno discutendo su come infiltrarsi al match Roma-Juventus di oggi pomeriggio. La presenza di una giornalista non è tanto gradita, meglio rimanere in disparte e farsi raccontare i dettagli da Mimmo. «Una cosa però ve la diciamo – dice uno con un anellino a entrambe le orecchie, sneakers e cintura Giorgio Armani chiaramente contraffatti – domenica vogliamo vendicare Ciro ma pure gli vogliamo portare rispetto perché sta ancora in ospedale e quindi se botte voleranno, sarà distante dall’Olimpico»”

Insomma, la signora (o signorina) Longo non allaccia la cintura per non essere scoperta, si mette addirittura in disparte per evitare di destare sospetti, poi, un tizio qualsiasi la avvicina e le svela il piano segreto? E la copertura? Tutti gli accorgimenti presi per non rivelare la sua identità?

Stupisce poi che un semianalfabeta come “Totò ’u criminale” sa cos’è il “Sistema” mentre non la giornalista, costretta chieder ulteriori spiegazioni. Eppure ci sono molte più probabilità che “Gomorra” l’abbia letto la giornalista che “Totò ’u criminale”.

Bellissimo – si fa per dire – il finale. Scrive Longo:

L’ultrà Mastiffs sa essere generoso: «Signò mo’ vi porto a mangiare la pizza fritta più buona di Napoli, alla friggitoria del Presidente».

La prossima volta che la signora Longo vorrà omaggiare nuovamente Napoli con la sua presenza (ma c’è stata davvero?), suggerisco anche di provare le sfogliatelle e i babà perché, nonostante l’uso abbondante di cliché, mancava ancora qualcosa per completare l’opera.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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