Napoli Fiorentina, finale Coppa Italia: la gara a parlar male di Napoli


Quando si tratta di parlare male di Napoli e dei Napoletani, l’Italia intera si scopre unita. Tutti pronti a riversarsi sui social network e micro blogging per prendere parte alla festa. Tutti vogliono dire la propria su quanto stava accadendo prima della finale di Coppa Italia (o Tim Cup come si chiama da qualche anno) tra Napoli Fiorentina. Tutti vogliono morbosamente partecipare perché si sa, un hashtag ci da visibilità e se siamo fortunati raccattiamo anche qualche follower. 

Non mancano gli pseudo intellettuali pronti a criminalizzare il calcio e a ricordarci che ci sono cose più importanti. Chi sa perché i suddetti pseudo intellettuali (si rifaranno vivi con i prossimi mondiali) non fanno lo stesso quando qualche stupida boy band raccoglie decine di migliaia di persone a un concerto o magari qualche attoruncolo di bell’aspetto ma privo di qualsiasi spessore è accerchiato da centinaia di oche starnazzanti. In quel caso nessuno si ricorda che in Italia c’è disoccupazione ecc. ecc.

Si vuole essere parte dello spettacolo, a ogni costo. È più forte di loro e siano santificati i social network (che non demonizzo assolutamente) che rendono ciò possibile. Si è parlato di un tifoso, un capo ultrà che ha concesso il permesso di disputare la partita: Gennaro De Tommaso. Sinceramente questa cosa mi è sembrata una ricostruzione forzata. Inoltre c’è stato il chiaro (e riuscito) tentativo di creare una similitudine con il tristemente noto Ivan Bogdanov, ultras della Serbia. Dopotutto i tatuaggi c’erano, la maglietta nera anche, e si era arrampicato su una transenna, mancava solo il passamontagna.

Magari sbaglierò, ma io non ho visto alcuna trattativa, anzi, ho trovato superfluo mandare Hamsik a colloquiare con i tifosi. Proprio quel gesto li ha in un certo senso investiti di un potere che non stavano affatto chiedendo. Gli animi sugli spalti sembravano tranquilli, erano tutti in attesa del fischio d’inizio. Poi c’è stato quel lancio di petardi e candelotti segnalatori.

È in quel momento che sui social network la gente si è scatenata. Premesso che, per quanto ne sappiamo, a lanciare i petardi potrebbero essere stati infiltrati, ma anche se così non fosse, in una curva che conteneva non meno di 20mila persone, i responsabili di tali deprecabili azioni saranno state non più di 10, ovvero, lo 0,05% dei presenti in quel settore. Pochi per incolpare un’intera tifoseria.

Cosa cui i moralisti virtuali, smaniosi di renderci partecipi della loro opinione, non hanno pensato, non hanno verificato. Hanno commesso l’errore di cedere all’emotività, forse a qualcuno sarà sembrato anche una sorta di gioco, ma come tra i tifosi ci sono gli stupidi, allo stesso modo ci sono anche deficienti dietro un computer.

Tornando al capo tifoso – che nonostante si dice abbia parentele poco raccomandabili, pare sia stato lui il primo a soccorrere Ciro Esposito, il ragazzo gravemente ferito – lui ha semplicemente ascoltato quanto Hamsik aveva da dirgli dopodiché, ha rassicurato il pubblico in curva (probabilmente se fosse stato dato un microfono al capitano del Napoli, ci saremmo risparmiati tale siparietto). Che lui abbia consentito al disputarsi della partita, sembra una ricostruzione fantasiosa.

Sospettato del tentato omicidio di Ciro Esposito, è Daniele De Santis, conosciuto negli ambienti della curva romanista e dell’estrema destra romana. De Santis sarebbe stato tra coloro che fecero sospendere il derby Roma Lazio del 2004. Fin dai primi concitati momenti, la questura ha lasciato intendere che ci fossero dei provocatori. Alcune fonti parlano della presenza di ultras di Roma, Lazio, Verona e Sampdoria che avrebbero cercato lo scontro con i napoletani.

Vorrei chiudere con un appunto a Roberto Saviano, spesso ho preso le sue difese (non che ne avesse bisogno) ma questa volta sento di criticarlo. L’autore di Gomorra ha twittato: ”Solo ora ci si accorge che nella tifoseria organizzata napoletana la camorra comanda?” Innanzitutto inviterei Saviano, di tanto in tanto, a uscire dal suo personaggio, giusto per prendere una boccata di aria fresca. Che in alcuni gruppi ci sia la presenza anche di camorristi, è vero, l’ho scritto io tanto tempo fa (non so cosa facesse Saviano all’epoca), così come facevo notare che, in concomitanza ad arresti importanti, c’erano degli autentici assalti al commissariato che si trova nei pressi del San Paolo. Ma il buon Saviano dovrebbe anche sapere che allo stadio vanno persone di diversa estrazione sociale, c’è il criminale incallito e c’è la persona onesta, il manovale, l’avvocato e lo studente.

Io del tifo organizzato ho fatto parte, nel mio piccolo ho sempre condotto la battaglia contro la camorra (lo testimoniano i miei articoli). Sono stato un ultrà e ne vado fiero ma al tempo stesso ho conseguito la laurea e pubblicato qualche libro. Ma la cosa più importante è che ho la fedina penale immacolata e come me, tanti altri ragazzi. Saviano poteva risparmiarsi questo tweet sensazionalistico, nel mondo non c’è solo la camorra.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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Una risposta a Napoli Fiorentina, finale Coppa Italia: la gara a parlar male di Napoli

  1. d8r6 ha detto:

    Il problema non è solo a Napoli o non è solo di buona parte degli ultras o della curva del Napoli. Il problema è in tutta Italia, in tutte le curve ed in tutti i gruppi ultras. Buona parte degli ultras della juve, della roma, del milan o dell’inter sono come quelli di ieri sera…magari non apparterranno alla camorra ma probabilmente (se non sicuramente) saranno anche loro delinquenti o poco di buono. Poi è chiaro che non tutti coloro che vanno in curva sono in automatico delinquenti (altrimenti basterebbe aspettare la prima partita di alto interesse, arrestare tutti i presenti in curva e avremmo una riduzione quasi totale della criminalità – (dico quasi totale perchè c’è sempre il delinquente che non ama il calcio). E perdonami ma il fatto che in curva ci sia anche brava gente non è una giustificazione. Anzi questa è la scusa che usano questi personaggi per poter proseguire il loro percorso, nascondendosi dietro questa scusa.Non ho mai visto nessuna persona perbene in curva ribellarsi a costoro, oppure opporsi quando questi puntavano ad attaccare gli altri ultras o i poliziotti. Li ho visti sempre abbastanza compatti. E se tu guardi inerme uno che compie un reato (non dico intervenendo ma almeno contattando chi di dovere) sei complice al pari suo. Il fatto che poi Genny a’carogna abbia anche aiutato il tifoso ferito non è una giustificazione. Se io faccio il ladro di professione (o l’assassino o quello che sia) e poi un giorno soccorro una persona resto pur sempre un ladro (o assassino o quello che sia). Ma ripeto il problema è dappertutto: in tempi non sospetti (o forse nemmeno tanto visto che la storia degli ultras violenti va avanti da anni) partendo da un episodio accaduto a benevento in occasione di una gara della locale squadra, scrissi un post esprimendo il mio pensiero in merito al mondo ultras e a questi incivili che si professano tifosi. Bè il titolo che pensai per quel post e la frase conclusiva che usai risultano quasi profetici e credo che anche dopo i casi di ieri diano il vero senso della realtà.
    Ecco il link: http://aspettatiilmeglio.wordpress.com/2013/10/08/alla-fine-vincono-sempre-loro/

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