Matteo Salvini tra indipendentisti e ultras


Matteo Salvini

In seguito alla notizia dell’arresto di 24 indipendentisti veneti, con l’accusa di terrorismo fabbricazione e detenzione di armi da guerra, Matteo Salvini – Segretario della Lega Nord – ha espresso la sua solidarietà agli arrestati. Mi ha colpito particolarmente una frase di Salvini: “Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, si sbaglia…”

Eppure non stiamo parlando di un extraparlamentare. Non stiamo parlando di un partito fuori dal centro di potere. Aimè è ancora vivo il ricordo del parlamentare Buonanno che sventola una spigola in Aula. Allora, la Lega Nord è parte di questo Stato che Salvini avverte. Ma lo Stato cui fa riferimento Salvini, non è lo stesso (inteso come istituzione Repubblicana e democratica, indipendentemente dal cambio di Governo) che aveva come ministro degli interni tale Maroni.

Allora caro Salvini: di cosa stiamo parlando? Lo Stato non ci fa paura, la legge non ci fermerà… insomma, lei frequenta la curva del Milan (ricordo bene il suo video dove dava prova canora cantando cori contro i napoletani), non si è accorto di aver citato un coro degli ultras?

Salvini può strillare quanto vuole, ma lui, i suoi colleghi pescivendoli, il partito tutto, fa parte dello Stato e non come semplici cittadini, no! Loro sono parte di quell’istituzione che disprezzano solo quando conviene.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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