Casini? Siamo seri


casini berlusconi

Siamo seri… un’espressione tanto cara a Pier Ferdinando Casini, leader dell’UDC, incarnazione del perfetto democristiano, un Mastella con i capelli brizzolati, pronto anche lui a tornare con il capo cosparso di cenere tra le braccia di Silvio Berlusconi. Del resto, il suo mentore Giulio Andreotti era solito dire: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

È passato poco più di un anno da quando il democristiano, sulle pagine del suo sito ufficiale, titolava: «Un nuovo contratto con Berlusconi? Siamo seri…» poi seguiva un lungo elenco di promesse non rispettate da Silvione. Ecco Casini, siamo seri, o almeno ci provi per una volta. Lo so, erano altri tempi, altre strategie. Strategie che la portarono a salire sul carro di Monti, da lei osannato con il nuovo messia salvo poi voltarlgi le spalle. Tranquillo Onorevole, non è mia intenzione fare analogie con quel tizio dei 30 denari. Forse Monti non è stato messia, ma certamente profeta quando, lo scorso ottobre, osptite a “In mezz’ora” disse che lei, Onorevole, stava riscoprendo le sue simpatie per Berlusconi.

Casini, siamo seri, cosa è accaduto? Tutto a un tratto si è convinto che Rubi sia la nipote di Mubarak? Che i giudici di Milano sono brutti e cattivi? Crede, forse, ci sia un piano eversivo ordito dalle toghe rosse volto a minare l’ordine democratico del Paese? O più semplicemente sta cercando di sopravvivere politicamente e di non seguire il destino di Gianfranco Fini, che pure aveva accusato di essersi sempre piegato al benefattore di Arcore, mentre lei no? Ecco, lei non si è piegato, ma si direbbe si sia inchinato come un “alleato servile”.

Siamo seri Casini, l’apporto che lei può dare alla politica italiana è trascurabile. Se l’è rimasto un briciolo d’orgoglio e amor proprio, lasci stare Berlusconi e il Parlamento. Si dedichi ad altro, le assicuro, nessuno se ne accorgerà della sua assenza in Parlamento dopo oltre trent’anni di ping pong tra uno schieramento e l’altro. Casini, siamo seri!

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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