Bersani, quanti miserabili del web


Pierluigi Bersani

È stata una brutta vigilia della Befana per Pierluigi Bersani e la sua famiglia. Come noto, l’ex Segretario del PD, è stato colto da malore e trasportato in ospedale. Bersani, successivamente, è stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico a causa di un’emorragia cerebrale. Il bollettino medico post operatorio è cautamente ottimista. L’operazione è riuscita perfettamente.

Fin qui la cronaca. C’è uno squallido contorno che non si può ignorare anche se lungi da me voler fare il perbenista, moralista e politically correct. Ci sono stati tanti attestati di stima e auguri nei confronti di Bersani, sinceri o meno, non sta a me dirlo. Ma va detto che i miserabili del web non si sono fatti attendere. Meschini, vigliacchi che come sempre si celano dietro uno schermo. C’è chi nelle ore successive il ricovero di Bersani, si è precipitato a commentare la notizia sui quotidiani online e su Facebook con auguri di morte. I moderatori dei vari siti si stanno affannando nel cancellare i commenti. E si faccia attenzione, quanto accaduto nei confronti dell’ex segretario PD è per me un semplice spunto per fare una riflessione sui succitati miserabili del web. Si tratta, dunque, di un discorso da generalizzare.

Già in passato avevo toccato l’argomento (vedi il caso Simonsen) ma è bene ritornarci. C’è chi pensa che il web, i social network, siano una sorta di giungla. Gente che certe cose, in faccia, non te le direbbe mai. Tutto cambia quando c’è lo scudo del computer. È come se questi miserabili si sentissero protetti, anonimi, anche quando compare nome e cognome. Valanghe di offese e improperi vari sono rivolti a Tizio e a Caio. Questi miserabili inetti dovrebbero sapere (ma vista l’ignoranza dimostrata, non lo sanno) che potrebbero essere querelati.

Annunci

Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Bersani, quanti miserabili del web

  1. Anonimo ha detto:

    Mi piace molto ciò che lei scrive. Personalmente credo che, a prescindere da ciò che si pensa, un social network non sia il luogo per invadere il dolore altrui, anzi che non vi sia proprio nessun luogo idoneo, se non quello strettamente privato.
    Tuttavia, dal punto di vista sociologico, mi sembra strano come nessuno noti, in questo atteggiamento che di certo è disumano, offensivo, immorale e ridicolo, la rabbia trattenuta di una troppo larga fascia della popolazione, e quanta violenza interiore scatenino certi atteggiamenti dei politici, ai quali non è concessa più nemmeno la pietà. Leggo parole violente, brutali, dalle quali traspaiono sentimenti fatti di frustrazione, impotenza, spirito di vendetta feroce…chi ha reso possibile tutto ciò?
    Come dire…perché non leggo le stesse cattiverie su Shumacher?
    Non giustifico (mai sia!) ma mi chiedo le ragioni.

    • Vincenzo Borriello ha detto:

      La ringrazio. Sia la psicologia che la sociologia hanno tentato di dare una risposta agli atteggiamenti aggressivi – in questo caso verbali – con teorie e modelli interpretativi che, presi singolarmente, non risultano esaustivi ma considerati insieme, forniscono risposte soddisfacenti. Lei ha usato una parola che calza a pennello: “frustrazione”. Questa ultima é una condizione sufficiente, anche se non necessaria, al verificarsi di comportamenti aggressivi (approccio che smentisce almeno parzialmente, la teoria della frustrazione-aggressività che riteneva la frustrazione come fattore indispensabile al verificarsi di comportamenti aggressivi). Più che persone perennemente arrabbiate, i responsabili dei commenti oggetto del mio post, molto più probabilmente sono soggette alla cosiddetta ” deindividuazione” ovvero quando la persona non si preoccupa di sé come individuo ma si concentra soltanto sull’ambiente (in questo caso i social network). In sostanza, si riduce il senso d’individualità e di responsabilità della persona che, all’interno di un gruppo o folla, si sente anonimo. Il generarsi di una situazione di bassa autoconsapevolezza (come quella descritta) fa sì che l’individuo sia meno capace di agire in modo coerente con le norme sociali che di norma inibiscono i comportamenti devianti e/o aggressivi. A quanto detto, va aggiunto ciò che sostiene la teoria della “norma emergente” secondo la quale – e cito testualmente la teoria di Turner e Killian – “indipendentemente dal livello di autoconsapevolezza, le forme di comportamento estreme sono più probabili in un gruppo o in una folla, perché, all’interno del gruppo, emergono norme nuove approvate dagli interessati e condivise nelle specifiche situazioni”. Spero di aver dato una risposta soddisfacente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...