Campania: la terra trema, gli stupidi insultano


Quando leggo di gente, per lo più sfigati bulletti del web, che augura a noi campani di morire con il terremoto si rafforza in me la consapevolezza che questo Paese è destinato all’estinzione, ed è giusto così. È la selezione naturale che fa il suo corso. O ti evolvi o muori e noi moriremo. Degli italiani resteranno soltanto fossili ed è già troppo.

Noi italiani (concedetemi questa generalizzazione) siamo il fulgido esempio della fuga di cervelli all’estero nel senso che i cervelli sono emigrati, ma i corpi sono rimasti qui. Non dobbiamo meravigliarci se deteniamo tutti i record negativi e se siamo incapaci di far fronte alla crisi economica, sociale ecc. Una persona stupida non può risolvere tali problemi e noi siamo stupidi, siamo ignoranti, siamo gretti. Gretti d’animo, gretti d’idee.

Ancora stiamo alla contrapposizione Nord-Sud, come se bastasse il luogo di nascita a rendere una persona migliore dell’altra. Eppure c’è chi lo pensa e per quanto possa trattarsi di una minoranza, restano comunque troppe persone, troppa gente inutile. Io sono intollerante, sono intollerante alle persone stupide, sono intollerate alle persone incolte che nonostante ciò, pensano di essere un gradino più su.

Forse noi moriremo per un terremoto, il Vesuvio ci seppellirà tutti, ma voi che ci augurate tale fine vi estinguerete comunque. E se c’è una cosa divertente in tutto questo, è che Napoli e la Campania saranno ricostruite anche con i vostri amati soldi.

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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