Salvini ossessionato dagli immigrati


Matteo Salvini – neo segretario della Lega Nord – nel corso della festa leghista di Albino, ha detto che “a sentire i telegiornali sembra che le emergenze italiane siano i profughi e i detenuti”. Non sono mancati i soliti attacchi al ministro Cecilie Kyenge. Davvero buffe queste affermazioni se si pensa che provengano dall’esponente di un partito che ha “lavorato” anni per farci credere che tutti i problemi dell’Italia (e degli italiani) fossero riconducibili proprio agli immigrati.

Eppure, la grande crisi che come una tempesta tutt’altro che passeggera si è abbattuta su gran parte dell’Europa, sembra essere difficilmente imputabile alle migliaia di disperati che sfidano la morte per un briciolo di speranza e poco altro. Chi ha affamato e sta affamando l’Europa? Quelli che scappano da guerre e carestie o un ristretto gruppo di finanzieri spregiudicati e senza scrupoli capaci da soli di decidere le sorti d’intere nazioni al solo scopo di accumulare capitale?

La verità è che il più onesto dei poveri sarà sempre giudicato un criminale. Il ricco, invece, sarà sempre rispettato, riverito e poco importa in quale modo abbia accumulato la sua ricchezza.

L’uomo, da sempre, è migrato. Lo ha fatto per necessità, non certo per piacere. Noi italiani, che tendiamo a dimenticare il passato, siamo stati un popolo di migranti, spesso clandestini. Abbiamo lasciato tutti i nostri affetti, le nostre case, alla ricerca di una speranza in Germania, Belgio, Francia, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Venezuela ecc. La nostra gente è partita dall’Italia con la speranza di poter farvi ritorno un giorno.

E non solo abbiamo provato cosa significa essere migranti. Sulla nostra pelle abbiamo provato anche la discriminazione e le ingiustizie. Un caso emblematico è quello di Sacco e Vanzetti, due onesti immigrati andati a cercare fortuna negli USA. Accusati di omicidio e rapina, Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica nell’agosto del 1927. La loro estraneità ai fatti imputati, fu ufficialmente riconosciuta soltanto cinquant’anni dopo la loro esecuzione da Michael Dukakis, governatore del Massachusetts.

L’unica colpa dei due uomini, fu quella di essere immigrati italiani e anarchici. Il giudice Webster Thayer, in diverse occasioni usò nei confronti dei due compagni “Wops” un termine dispregiativo in uso a quei tempi per indicare gli Italiani. Concludo, citando un discorso di Vanzetti:

“Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra… non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano”.

 

 

 

Annunci

Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...