Errore denunciare Beppe Grillo per la sua lettera


20130528-134037.jpgIn queste ore diverse persone si stanno recando presso commissariati di polizia e caserme dei carabinieri per presentare denuncia contro Beppe Grillo, elemento di spicco e fondatore, insieme a Gian Roberto Casaleggio del Movimento 5 Stelle. I primi a presentare denuncia sono stati Luca De Vecchi e Piercamillo Falasca, presentantisi alle scorse elezioni nelle liste di Scelta Civica ma non eletti.

Beppe Grillo è stato denunciato per aver istigato le forze dell’ordine – con la sua lettera aperta – a disubbidire le leggi. Il reato imputato a Grillo è quello previsto dall’art. 266 del Codice Penale.  L’iniziativa di De Vecchi e Falasca sa tanto di spot pubblicitario e non farà altro che far aumentare il consenso verso Beppe Grillo. I suoi adesso potranno gridare al complotto tempestando le pagine dei Social Network.

Le denuncia contro Grillo è un’operazione politica che nulla ha a che fare con la legalità.

I tribunali sono già sufficientemente intasati, non avevano bisogno di una serie d’inutili denunce che rallenteranno ulteriormente il lavoro di giudici, cancellieri ecc. Si usano paroloni come “eversione”, con troppa facilità. Sarebbero ben altre le cose da denunciare nel nostro Paese invece di perdere tempo con un’innocua lettera che aveva il solo scopo di cavalcare e sfruttare a proprio vantaggio l’episodio dei poliziotti senza casco. Grillo è bravo ad accodarsi alle proteste e farle passare per sue.

Si vuol punire l’opinione e punire l’opinione è di gran lunga più antidemocratico delle presunte colpe imputate a Grillo. I due denuncianti parlano di “delegittimazione delle istituzioni”. Eppure a me sembra che le istituzioni si delegittimino da sole. Non hanno bisogno dell’aiuto di nessuno in quest’opera di autodistruzione. Cecità, questo è uno dei maggiori problemi che accomuna chi oggi fa politica. Non si riesce a vedere oltre il proprio naso o peggio, oltre i propri interessi.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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