Storie di ordinaria evasione fiscale: locale pieno, emette soltanto 19 scontrini


scontrinoLa disoccupazione dilaga, il Paese annaspa, il futuro… beh per dirla alla Sex Pistols, “No future”. Il quadro è drammatico, sconfortante. C’è chi paga troppe tasse e chi non le paga per niente. Un mio conoscente ieri sera (sabato 17 novembre) è andato a cena in un locale di Angri (Sa), insieme a una comitiva d’amici.

Il locale, tre sale, è pieno, tanto è vero che bisogna attendere un po’ per le ordinazioni. Fuori c’è un cospicuo gruppo di persone in attesa che si liberi qualche tavolo. Ore 1:30, la comitiva chiede il conto. Il cameriere porta al tavolo uno scontrino NON fiscale. A quel punto il mio conoscente si reca alla casa e chiede l’emissione dello scontrino regolare. La persona alla cassa cade dalle nuvole «Ah… mi scusi» e fa lo scontrino.

Con grande sorpresa del mio conoscente, il suo è lo scontrino numero 19 emesso in tutta la serata. Si volta indietro e osserva la sala. No, non si era sbagliato, è tutto pieno. Non ci sono posti, i camerieri a fatica passano tra i tavoli. Corrono da un lato all’altro per servire i clienti. È bene ribadire il concetto: sabato notte, 19 scontrini emessi. Con un andazzo del genere, bisognerebbe soltanto chiudere e dedicarsi ad altro.

I numeri non mentono ma i registri contabili lo fanno e anche spudoratamente. Chi ci rimette, sono quelli che le tasse le pagano regolarmente.  La cosa più divertente è che anche senza scontrino, l’Iva (e relativi aumenti) la mettono in conto al cliente, ugualmente.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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