Aspettando il passo indietro di Cancellieri


Ministro Cancellieri

Il ministro Cancellieri da Strasburgo ha detto di essere pronta a fare un passo indietro se sarà il Paese a chiederlo. Ebbene, io non sono il Paese intero e mi guardo bene a parlare in nome suo (come altri fanno arrogandosi investiture che non hanno). Però di questo malandato Paese sono un pezzettino e in quanto tale, penso di avere il diritto di chiedere le dimissioni del Guardasigilli.

Ho detto la mia, vediamo cosa pensano gli altri pezzettini di Paese che costituiscono la nazione. Cancellieri non capisce o finge di non capire. Chi ricopre una carica pubblica come la sua, dev’essere inattaccabile sotto ogni punto di vista e se sbaglia, deve pagare il doppio perché ricopre un ruolo delicato che non ammette errori. Se è vero che errare è umano, è altrettanto vero che chi sbaglia paga.

La segnalazione al DAP circa le condizioni dell’amica di famiglia Cancellieri poteva essere avanzata dal suo legale, come da prassi e come probabilmente è stato fatto. Non c’era bisogno dell’intervento di un ministro. Il suo interesse particolare è da me ritenuto offensivo e il tirare in ballo un presunto “metodo Boffo” è un volersi arrampicare sugli specchi. Qui non ci sono dossier compromettenti e falsi.

L’essere ministro, nonostante si tenda a ignorarlo, non pone un gradino più su rispetto ai cittadini. Signora Cancellieri, c’è chi per far valere i diritti dei detenuti e far conoscere all’opinione pubblica le terribili condizioni in cui vivono, fa lo sciopero della fame e della sete. Lei avrebbe potuto fare lo stesso, anche se mi rendo conto che è molto più facile alzare la cornetta del telefono.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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