Masterpiece: i mie dubbi sul talent show degli scrittori


Non sono mai stato un amante dei talent show, ancor meno dei reality che con la realtà hanno ben poco a che fare. Ho sempre guardato con sospetto a quanti sono usciti vincitori dai talent show. In Italia un primo esperimento del genere, riguardava le Lollipop: un gruppo di perfette sconosciute messe insieme per formare una band. Al contrario di quanto accade normalmente nelle band, non erano i membri a scegliersi, bensì era la produzione a scegliere i componenti del gruppo. Dopo il successo iniziale, la band è svanita. Poi c’è stata la volta di X Factor e Amici.

Ma qual è lo scopo del talent show? Creare un personaggio che al tempo stesso sia un prodotto e come tale, vendibile sul mercato. L’arte può anche passare in secondo piano, tanto sono i giudici (presunti competenti) a dire se quella persona ha talento. Ora, con Masterpiece, si sta tentando di fare qualcosa di analogo con gli scrittori. Lo dico subito io non parteciperei mai e poi mai a una cosa del genere. Potrei sembrare snob, ma non è così. L’editoria è in crisi, non scopro nulla. Si cercano nuove forme per rilanciare il mercato del libro e Masterpiece è una di queste. Fare un talent show con degli scrittori, così come per la musica (la band che hanno fatto la storia, non hanno avuto bisogno di questi espedienti), vuol dire semplicemente preparare un prodotto che poi, al termine, sarà venduto.

Ovvio, questo è lo scopo di un editore: vendere. Non è certamente una colpa, ci mancherebbe, del resto anche lo scrittore spera di vendere, eppure questa cosa del talent non mi va giù e sinceramente fa perdere la magia che un libro deve avere.  Viene meno quel rapporto intimo tra lo scrittore e la sua opera e che risponde al nome di “Processo Creativo”. Parole – magari – che potranno sembrare assurde a quanti sono consapevoli che la privacy, ai giorni nostri, è un elemento sempre più svuotato del suo significato. Ma chi scrive, chi lo fa con passione e non con il chiodo fisso di rimpinguare il conto in banca, sa bene di cosa parlo. Scrivere non vuol dire rincorrere il successo. Scrivere vuol dire raccontare una storia e augurarsi che possa piacere, colpire il lettore, penetrarlo e diventare parte di esso. Non è qualcosa che ha a che fare con il numero di copie vendute. Se così fosse, anche un libro di ricette di questa o quella conduttrice televisiva, avrebbe lo stesso valore, lo stesso significato.

È chiaro, con Masterpiece l’intenzione è di catturare una nuova fetta di pubblico, magari quel pubblico che neanche sa com’è fatta una libreria e che, poveri noi, sono la maggioranza, la grossa fetta di mercato (parola odiosa quando si parla di arte). Insomma, ci si rivolge innanzitutto al pubblico medio di talent e reality show. Il premio in palio è considerevole: un romanzo pubblicato in co-produzione da Bompiani e Rai. Due grossi nomi. Probabilmente, il romanzo vincitore sarà nella top ten per molto tempo. Di certo i numeri che circolano lasciano immaginare il successo che avrà il programma. A quanto pare, alle selezioni hanno partecipato 5000 aspiranti scrittori che magari proveranno a giocarsi questa carta prima di cedere alle lusinghe dell’editoria a pagamento altrimenti detta “Vanity Press”. Certo, un programma del genere cozza con l’immagine dello scrittore schivo e riservato capace di esternare se stesso e i suoi pensieri soltanto attraverso la parola scritta. Segno dei tempi che cambiano, dopotutto se la “Vanity Press” è un successo (per gli pseudo editori) non era difficile immaginare una folla di scrittori a contendersi un posto davanti alle telecamere della Tv nazionale. Un ultimo dubbio: secondo le informazioni raccolte, agli scrittori è stato fatto un provino televisivo (ovvio, si va in TV). ma uno scrittore non dovrebbe essere giudicato esclusivamente per la sua opera? Cercano uno scrittore o un personaggio? Trovate voi la risposta.

Vincenzo Borriello Scrittore

Il ladro di fotografie. Il nuovo libro di Vincenzo Borriello. Disponibile in cartaceo a 9 euro e in ebook a 1,49 euro http://www.lettereanimate.com/eshop/index.php?route=product/product&product_id=119

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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