Che si torni pure a votare, ma senza Berlusconi


Da mesi stiamo assistendo a un fastidioso tira e molla. La situazione ha decisamente stancato e questo governo delle larghe intese è una farsa. Diciamocelo chiaramente, non c’è la larga intesa all’interno del PD, figurarsi se possa esserci tra PD e PDL. Questa costante situazione di ricatto – messa in atto dal PDL – non può più essere tollerata. Oggi passa la linea dei “Falchi”, domani non si sa. L’unica cosa certa è che si pretende la salvezza di Silvio Berlusconi.

Dall’altra parte c’è un Letta che subisce l’arroganza in silenzio. Pensa che tacendo, tenendosi tutto dentro, si possa tenere insieme questo Governo. Letta è come la moglie che finge di non vedere i tradimenti del marito pur di salvare il matrimonio. Si pensa che agendo così, si faccia il bene dei figli (nel nostro caso, gli elettori). Sbagliato! Il Popolo di Berlusconi minaccia la crisi. Forte dei sondaggi, si minaccia il ritorno alle urne.  Naturalmente, se si dovesse votare a novembre, si farebbe con l’attuale legge elettorale, con tutto ciò che comporta. Eppure qualcosa mi dice che neanche tra 5 anni avremo una legge elettorale differente ma non per questo non ci saranno altre elezioni.

Nessuno vuol davvero cambiare questa legge, neanche Grillo. Dico, allora, se il PDL vuol far cadere il Governo e ridare (si fa per dire) la parola agli elettori, faccia pure. Si torni a votare ma senza Silvio Berlusconi. Lui no! Sia giudicato ineleggibile e sconti la sua pena come la sconterebbe chiunque di noi e basta con questo teatrino. La nostra dignità, quella dell’intero Paese, è stata ampiamente calpestata, mortificata. Qualunque saranno le conseguenze, le affronteremo come abbiamo fatto fino ora, anzi le affronteremo meglio perché non dovremo preoccuparci dei problemi di un singolo individuo.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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