Editori a pagamento e agenzie letterarie: le ragioni per dire no


Da tempo volevo scrivere un post sull’editoria a pagamento. Vero è che in rete gli articoli su questa piaga non mancano. Volevo dire anch’io la mia. Sono nel mondo editoriale da qualche anno. Ho avuto modo di entrare in contatto con diversi editori. Quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo mondo di squali, scoprii che cerano editori, o presunti tali, che per pubblicare un libro pretendevano di essere pagati. Lo chiamano contributo (detto così sembra meno brutto). In realtà non si tratta di contributo perché l’autore non solo paga per la stampa, ma produce per l’editore un vero e proprio profitto.

Vi diranno che siete i migliori. Vi diranno che la vostra opera è un capolavoro. Vi lusingheranno e qualcuno di voi, ingenuo, ci crederà pure. Io che ho firmato sempre per case editrici che non chiedevano di comprare il mio stesso libro per cifre comprese tra i 1500 e i 3000 euro, vi posso assicurare che un editore interessato davvero a pubblicarvi, non v’invierà una mail lunga, una cartella (peraltro tutte uguali) per dirvi quanto è piaciuto il vostro libro. L’editore non interessato a scucirvi soldi si limiterà a inviarvi una proposta di pubblicazione. Poche righe per dire che il libro interessa senza illudervi di essere il nuovo Calvino.

Altro aspetto che penalizza due volte l’aspirante scrittore, è il prezzo della copertina. L’editore ha tutto l’interesse a proporre un prezzo alto in quanto allo scrittore è chiesto di acquistare non meno di 100 copie. Il conto è semplice, si stabilisce un prezzo di 14,00 euro, l’autore compra 100 copie (quando magari la prima tiratura è di 150 copie) e paga 1400,00 euro. Converrete con me, il libro di un esordiente a 14,00 è fuori mercato. Nella migliore delle ipotesi, l’aspirante scrittore piazza una ventina di copie a parenti e amici. Restano 80 copie che non saranno mai vendute, rassegnatevi. Rassegatevi anche all’idea che il vostro libro arrivi in libreria.

Gli editori a pagamento pubblicano qualsiasi schifezza. Non è la qualità che interessa, bensì interessano i soldi dell’autore. Magari avrete scritto anche un libro stupendo ma decidendo di pubblicare per un editore/tipografia a pagamento vi sarete bruciati la vostra opera. Bisogna avere pazienza e attendere l’offerta giusta. Non bisogna firmare la prima proposta contrattuale ricevuta (il discorso cambia se l’offerta vi arriva dalla Mondadori, Feltrinelli ecc), anche perché gli editori a pagamento sono molto rapidi nel proporre contratti. Tempo fa, per esempio, ricevetti una proposta dopo appena due giorni dall’invio del dattiloscritto. Questa la dice lunga sulle “letture approfondite” dei testi che ricevono.

Negli ultimi anni, al fianco degli editori a pagamento, stanno spuntando fuori come funghi agenzie letterarie. In molti hanno visto in quest’attività una considerevole fonte di guadagno. Il lavoro dell’agente letterario dovrebbe essere esclusivamente quello di scouting. Le nuove agenzie che stanno aprendo i battenti, più che allo scouting, sono interessate a fornire servizi. Fin qui nulla di male, anzi a tanti può far comodo il giudizio critico di una persona esperta o l’editing alla propria opera. Il discorso cambia quando alcune agenzie, ai fini della rappresentanza (che dovrebbe essere lo scopo principale di un’agenzia), pretendono di svolgere un lavoro di editing a pagamento oppure la redazione di una scheda valutativa. Diciamoci la verità: a un agente letterario vero, interessa lo scrittore capace di vendere migliaia di copie. È ovvio, l’agente guadagna circa il 10% sugli incassi dello scrittore. Lo scrittore, a sua volta, guadagna il 10% sul prezzo di copertina. Ora, l’autore esordiente che pubblica per un piccolo editore ottiene un buon risultato se vende 500 copie (cifra irrisoria ma stiamo parlando di piccola editoria indipendente) in un anno. Significa che allo scrittore, se il libro costa 10 euro, vanno 500 euro. All’agente, in virtù del suo 10%, andranno 50 euro. Capite da soli che con questi numeri non si manda avanti un’agenzia.

Se siete un esordiente e se non avete scritto davvero un grande libro, difficilmente un vero agente letterario punterà su di voi. Il consiglio – salvo che non v’interessi un giudizio critico – è quello di lasciar perdere le agenzie e occuparvi voi stessi di spedire i dattiloscritti agli editori. Ad ogni modo, se volete un giudizio critico, vi consiglio di affidarvi ad agenzie affermate, vi basterà spulciare tra la loro lista autori per capire se si tratta di pezzi grossi. Il servizio quasi certamente vi costerà 100, 200 euro in più rispetto ad altre agenzie ma almeno avrete la certezza che chi giudica la vostra opera vi fornirà un parere davvero autorevole.

Vincenzo Borriello Scrittore

Il ladro di fotografie. Il nuovo libro di Vincenzo Borriello. Disponibile in cartaceo a 9 euro e in ebook a 1,49 euro www.lettereanimate.com

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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4 risposte a Editori a pagamento e agenzie letterarie: le ragioni per dire no

  1. Carlo ha detto:

    Ciao e grazie per aver esposto il tuo punto di vista; mi è venuta una curiosità: ma quando invii il manoscritto agli editori, se qualcuno di loro avesse cattive intenzioni (ad esempio rubarti l’idea), come fai a tutelare il tuo lavoro?

    Grazie in anticipo per la risposta che vorrai darmi.
    Saluti.

    • vincenzoborriello ha detto:

      Ciao. Difficilmente un editore ruba l’idea dello scrittore. Investire su un esordiente comporta grossi rischi, figuriamoci rubargli l’opera. Molto più semplice e conveniente offrire allo scrittore un contratto di pubblicazione con il famoso contributo. Detto questo, per tutelare la tua opera hai due possibilità. La prima è quella di registrarla alla Siae. La seconda – che ti consiglio – è di stampare la tua opera, imbustarla, e spedirla a te stesso con raccomandata AR. Naturalmente, una volta ricevuto a casa il plico, non dovrai mai aprirlo. Così facendo, se qualcuno dovesse rubarti l’opera, avrai le prove che sei stato tu a scriverla.

      • Carlo ha detto:

        Ciao e grazie della risposta. Comprendo bene i rischi di puntare sugli esordienti, tuttavia dati i tempi che corrono… meglio essere previdenti, che piangere sul latte versato!

      • vincenzoborriello ha detto:

        Grazie a te 🙂

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