USA maestri del doublespeak, Datagate: lo spionaggio diventa monitoraggio


Edward Snowden

Eh i cari vecchi Sates, passano gli anni, si susseguono guerre e presidenti ma restano sempre gli stessi. Fedeli alla linea, bisogna dargliene atto. A loro piace fare la voce grossa (anche se Obama certe cose preferisce dirle sotto voce), comandare, decidere, condannare.

Gli equilibri del Sistema Mondo vanno salvaguardati e soprattutto lasciati immutati anche (soprattutto) perché al centro del Sistema Mondo vogliono esserci loro. Guai a diventare un Paese periferico.

C’è un libro che lessi anni fa ma che è sempre attuale. Tanto è vero che lo rispolvero in quest’occasione. Il libro in questione s’intitola “Weapon of mass deception. The uses of propaganda in Bush’s war on Iraq”. Gli autori sono Sheldon Rampton e John Stauber. Nel corso del libro si affrontano molti temi interessanti. Tra questi c’è quello del Doublespeak, traducibile come “linguaggio doppio”.

George Orwel scriveva nel 1946 che “I discorsi politici servono in gran parte alla difesa dell’indifendibile” Il linguaggio politico, continua Orwel “deve consistere soprattutto in eufemismi vaghi e scontati”

L’uso, la manipolazione della parola è uno stratagemma solo all’apparenza innocuo. L’espressione ha un ruolo fondamentale nella creazione della cornice attraverso la quale il pubblico percepisce il tale problema o questione.

Il professor William Lutz ha fornito un’infinità di esempi di Doublespeak che consiste nell’indicare una causa nobile per giustificare azioni che nobili non sono. Ad esempio, come riportano Rampton e Stauber, “le armi nucleari USA – che se fossero di qualcun altro sarebbero chiamate armi di distruzione di massa – sono descritte come deterrente nucleare USA”.

Analogamente, utilizzando il doublespeak il Segretario di Stato Usa John Kerry, a proposito dello scandalo Datagate, ha parlato di “normale monitoraggio di altri Paesi”, una definizione che suona meno brutta della parola spionaggio.

Vincenzo Borriello Scrittore

Il ladro di fotografie. Il nuovo libro di Vincenzo Borriello. Disponibile in cartaceo a 9 euro e in ebook a 1,49 euro www.lettereanimate.com

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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