Yara e l’emergere del conflitto sociale, un’analisi attraverso Voltaire


Come mio costume, analizzerò gli elementi di contorno, latenti (almeno fino a che non si manifestano chiaramente), che si accompagnano a un fatto di cronaca e come esso possa essere utilizzato per fini strumentali, come la “cacciata dello straniero” che qualcuno vuole a Brembate Sopra (BG). Mi riferisco ovviamente alla sparizione di Yara Gambirasio. Tutti saprete della comparsa di cartelloni e striscioni dal tono razzista, addirittura c’è chi invoca la legge del taglione, il famoso “occhio per occhio, dente per dente”. Una legge in vigore tra Talebani, tra qualche popolazione che ancora segue antiche leggi tribali, insomma ciò mi fa riflettere sul grado di civilizzazione ed evoluzione di chi fa propri questi slogan. E dire che queste persone probabilmente criticano, disprezzano proprio i popoli che applicano queste leggi, per poi successivamente invocarle. Dovrebbe vergognarsi chi sfrutta strumentalmente la tragedia di Yara, per dare sfogo al suo razzismo, per dare sfoggio della sua stupidità. Se la persona arrestata è colpevole, pagherà, ma gli altri stranieri in Italia, cosa c’entrano? Assistiamo quindi all’emergere di un conflitto sociale attraverso un (dispiace usare questa parola ma credo ormai sia inevitabile) omicidio.

Un omicidio che fa emergere le tensioni latenti e un malessere di una parte della popolazione che non tollera la presenza degli stranieri all’interno del territorio. Chi ha scritto quei cartelli, ha già condannato Mohamed Fikri, così come chi ha scritto su facebook “lasciate a noi quel marocchino”. Certe esternazioni non sono figlie di una voglia di giustizia, perché per un italiano del luogo, non si sarebbero usati gli stessi toni. Certe frasi sono invece figlie del già citato conflitto sociale che si manifesta in casi come questi. Basta prendere in considerazione e confrontare gli episodi di cronaca simili in cui sono, convolti italiani o stranieri. Nel caso degli Italiani, c’è addirittura chi manifesta una certa solidarietà al colpevole o comunque si è garantisti. Quando l’indiziato è straniero, la condanna è immediata, la folla forcaiola si scatena e non solo contro il presunto colpevole ma contro tutti gli stranieri. Non è voglia di giustizia ma manifestazione di odio puro verso tutti quelli che non sono italiani, oppure in casi estremi, verso tutti quelli che non sono originari del luogo. Mi viene in mente una storia, realmente accaduta, raccontata da Voltaire, nel suo “Sulla tolleranza”, una storia che può essere considerata paradigmatica. La riassumerò molto brevemente:

Un negoziante ugonotto di Tolosa (Francia) fu accusato di aver ucciso il figlio per impedirgli convertirsi al cattolicesimo, e di averne inscenato il suicidio con la complicità della moglie e di un amico del figlio, arrivato appositamente da Bordeaux. Incriminato a furor di popolo durante una rabbiosa manifestazione di fronte alla sua casa, Jean Calas fu arrestato, torturato e costretto a confessare (è noto che il torturato pur di non soffrire più confessa di aver commesso il crimine per cui è accusato), fu condannato a morte, nonostante questo, continuò a dichiararsi innocente anche in punto di morte. Tolosa era una delle città più bigotte della Francia, tanto è vero che ogni anno festeggiavano la morte di 4000 ugonotti avvenuta due secoli prima durante la notte di san Bartolomeo. Ovviamente Jean Calas era innocente, suo figlio si era suicidato per davvero, ma la sua colpa era di essere ugonotto in una città pervasa dal fanatismo religioso di matrice cattolica, che non poteva tollerare chi era diverso, e il diverso andava punito, serviva solo una scusa.

L’episodio raccontato da Voltaire risale al 1762 circa, ed è disarmante come questo fatto di cronaca ancora oggi sia così tremendamente attuale. Ecco perché l’ho definito paradigmatico. Anche in quel caso un fatto di cronaca, un suicidio fece emergere un conflitto sociale che era latente. Un conflitto sociale che non aveva alcun collegamento con il fatto di cronaca, eppure, il fatto è stato utilizzato strumentalmente per dare sfogo al proprio odio, un odio che esisteva già prima del suicidio nel caso raccontato da Voltaire, cosi come l’odio esisteva già prima dell’omicidio di Yara. Sia chiaro, con quanto ho scritto, non sto dicendo che Mohamed Fikri sia innocente, questa è una cosa che spetterà ai giudici farlo sulla base delle prove, così come ai giudici spetterà verificare se ci siano complici, italiani o meno.

Vincenzo Borriello

(riportare il link in caso di riproduzione)

L’uomo che amava dipingere (Vincenzo Borriello – Casa editrice Aurea) Yassir,un giovane pittore iraniano, è arrestato per aver dipinto un quadro raffigurante una donna nuda. L’accusa è di aver prodotto materiale pornografico, reato per cui in Iran è prevista la pena di morte. L’uomo in prigione conoscerà Omar, detenuto perché omosessuale, fra i due nascerà un’ amicizia molto forte che porterà a dei risvolti inaspettati. Costo 13,00€ spese postali incluse ordinandolo a aureaeditrice@live.it, in libreria oppure chiedi una copia autografata direttamente all’utore scrivendo a viborriello(at)libero.it al costo di 11,00 € spese di spedizione incluse

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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