La criminalizzazione del movimento studentesco


É in atto un tentativo di criminalizzare il movimento studentesco e quindi delegittimarlo. Il tutto rientro in un quadro strategico da parte del governo (clicca qui), di voler forzatamente assimilare gli eventi di oggi (non mi riferisco solo alle proteste studentesche, ma anche agli episodi di presunti agguati come successo a Belpietro, i continui allarmi lanciati da Maroni e così via), con quelli degli anni di piombo, come se ci fosse un continum ininterrotto tra il finire degli anni 70 ed oggi. Così non è, in primo luogo perchè la caratura dei politici di oggi non è neanche minimamente paragonabile a quella dei politici degli anni 70, indipendentemente dal colore politico. All’epoca la politica era ben altra cosa, non le chicchiere da salotto televisivo a cui assistiamo oggi. Dicevo di questo continuo agitare lo spettro degli anni di piombo da parte del centro destra, ho sentito parlare di assalto al senato, di violenza degli studenti, chi sà perchè con la testa rotta ci finiscono i manifestanti se sono loro i violenti. Sentire poi la Santanchè parlare di manifestanti violenti, lei che è molto amica di quei tizi di casa pound…beh è a dir poco ridicolo. A me sembra che i manganelli li abbiano in mano i poliziotti, e se fosse possibile asslatare il senato con le uova, forse le userebbero anche per la guaerra, gli stessi poliziotti lancerebbero uova invece di colpire in testa i ragazzi con i manganelli. Colpire al capo un ragazzo non è forse un crimine? Nel protocollo della gestione dell’ordine pubblico si dice di colpire alla testa? Io non lo so, ne dubito. Il punto è che il politico non tollera essere cotestato, non accetta di essere un dipendente e non il padrone, ed inoltre va tra la gente solo uando è certo di non essere contestato, così ha fatto per esempio oggi la Santanchè all’università di Firenze, che i contestatori li ha lasciati fuori, fuori dalla loro università, dalle loro aule, pretendendo di essere solo lei a parlare, un pò come fa Berlusconi quando telefona a Ballarò oppure ad Anno Zero. Per quanto riguarda ancora il movimento studentesco, non credete a chi dice che siamo di fronte ad un nuovo 68, non credete sia a chi lo dice con toni allarmistici sia a chi lo dice con toni entusiastici, purtroppo non è cosi questo non è il 68 e forse non ne avremo mai più un altro. Noniostante questo, mi auguro che queste proteste possano smuovere un po le acque.

Vincenzo Borriello

(riportare il link in caso di riproduzione)

L’uomo che amava dipingere (Vincenzo Borriello – Casa editrice Aurea) Yassir,un giovane pittore iraniano, è arrestato per aver dipinto un quadro raffigurante una donna nuda. L’accusa è di aver prodotto materiale pornografico, reato per cui in Iran è prevista la pena di morte. L’uomo in prigione conoscerà Omar, detenuto perché omosessuale, fra i due nascerà un’ amicizia molto forte che porterà a dei risvolti inaspettati. Costo 13,00€ spese postali incluse ordinandolo a aureaeditrice@live.it, in libreria oppure chiedi una copia autografata direttamente all’utore scrivendo a viborriello(at)libero.it al costo di 11,00 € spese di spedizione incluse

Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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