Sarah Scazzi, alcune riflessioni


Alla fine la notizia che tutti temevano, tutti si aspettavano, è arrivata. Sarah Scazzi non era sparita, ma è stata uccisa. Come sempre accade in questi casi l’assassino è un conoscente della vittima. Non è mia intenzione fare adesso una cronistoria degli eventi, sarebbe inutile e non aggiungerebbe nulla a quello che si puo trovare su un qualsiasi giornale. Preferisco riflettere, ragionare e magari evidenziare aspetti che altri trascurano, in modo da scrivere qualcosa di complementare a quanto è stato detto e a quanto si dirà. Il primo ad essere stato messo sotto accusa è stato internet e facebook. Si è fatto un gran parlare sulla pericolosità della rete ( che sia chiaro i pericoli ci sono ma in una misura inferiore a quello che si voglia far credere), ma i fatti ancora una volta hanno confermato i dati statistici sugli omicidi, ossia che nella maggior parte dei casi, l’assassino è un parente, un amico, il marito, il figlio. Insomma, qualcuno di cui si ha fiducia. Crolla così ancora una volta, il mito del “pericoloso perchè sconosciuto”. Internet, che è sempre il primo imputato, altro non fa che rendere evidenti problemi che, prima del suo avvento, si ritenevano marginali, si credevano fenomeni di una portata inferiore e soprattutto si credevano lontani da noi. Invece oggi sappiamo grazie ad internet che i pedofili esistono, sono in tanti,  e che l’unico vantaggio che da loro la rete, maggiore facilità nel reperire materiale. Michele Misseri è un assassino, ma è anche un pedofilo, aspetto questo che non mi sembra sia stato messo in evidenza da nessun giornale. Un pedofilo, che non mi da la sensazione di essere capace di usare un pc. Potrei aggiungere che è un mostro, oppure un animale, ma non mi va di cadere nella trappola della “deumanizzazione” che usiamo come una sorta di difesa psicologica perchè non accettiamo e non vogliamo accettare e tantomeno ammettere che un uomo, un parente, possa commettere simili orrori. Allora ci diventa più comodo dire che quella persona è un mostro, è una bestia, o per quelli che vogliono essere più buoni, è un malato. Misseri non è niente di tutto questo, Misseri è un uomo (che ci piaccia o no), che non ha saputo resistere ai suoi più bassi istinti, fino a che non li ha soddisfatti e solo dopo aver ottenuto soddisfazione, forse, e ripeto, forse, ha avuto inizio il suo pentimento, fino a far ritrovare il cellulare della nipote quasi come se fosse una richiesta di aiuto, che qualcuno lo arrestasse, perchè lui per primo non riusciva ad ammettere esplicitamente con se stesso quello che aveva fatto. Misseri è un uomo che come tanti altri uomini si è macchiato di un orrendo e disgustoso crimine, i mostri fanno parte solo della fantasia; Misseri no, lui è reale e purtroppo non è il solo. Non importa poi che si viva in una grande metropoli o in un paesino della provincia di Taranto, certi crimini, non “rispondono” alla collocazione geografica, non fanno differenza tra la piccola comunità e la grande società differenziata all’esasperazione in cui l’individuo è un essere solo. Nè stiamo parlando di disadattati sociali, Misseri aveva una famiglia, aveva le sue reti di relazioni nel paese era un insospettabile, uno tutto lavoro e famiglia; qualcuno lo definirbbe una persona integrata nel tessuto sociale (almeno da quello che si sente dire). Ma quanto una persona che non sa resistere alle sue pulsioni può davvero definirsi integrata nella società? Capisci allora che il problema non è il credo religioso, l’etnia, o il tenore di vita; dare la colpa a questo a quell’elemento quando succedono cose del genere vuol dire solo non accettare che l’uomo è capace delle azioni piu basse e vili e sarebbe ora di prenderne coscienza invece di dare sempre la colpa ad altro.

Vincenzo Borriello

(riportare il link in caso di riproduzione)

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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10 risposte a Sarah Scazzi, alcune riflessioni

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  2. max ha detto:

    Volevo complimentarmi con Vincenzo Borriello per questa riflessione con la quale io concordo pienamente.

  3. stefy ha detto:

    sai vincenzo ….
    credo che noi tutti ,identificati come società moderna, abbiamo paura di ammettere che nonostante il passare dei secoli restiamo un umanità incapace di governare istinti e sentimenti, ci troviamo ad essere trasportati da eccessi di ira e di gioia, allo stesso tempo forti e vulnerabili.
    Evolversi vuol dire anche riconoscere i propri limiti.
    La piccola Sarah sarà per sempre in tutti quelli di noi,che non hanno voluto seppellire quella parte di innocenza capace di farti vedere gli altri per quello che purtroppo non sono….

    • vincenzoborriello ha detto:

      Ciao Stefy non è che non siamo capaci di governare gli istinti, in molti ci riescono interiorizzando un sistema valoriale e comportamentale dalla nascita fino alla completa maturazione, al completamento del “SE”, credimi se così non fosse la situazione sarebbe di gran lunga peggiore dell’attuale. Poi ovviamente c’è chi interiorizza un sistema valoriale e comportamentale negativo che di conseguenza lo porta ad essere una persona cattiva, o semplicemete per scelta sua o per condizioni esterne assume una condotta deviante. Andrebbe indagato il vissuto della persona che si comporta per esemio come lo zio di Sara, per saperne di piu, ma la società non ha tempo ne voglia di sapere e capire perchè quell’uomo ha fatto questo. Quello che i membri della società vogliono (giustamente) è che quell’uomo paghi duramente, perchè questo caso rappresenta un’alterazione dell’ambiente sociale e del suo ordine (è un caso ben diverso da un omicidio a scopo di rapina per esempio), che genera insicurezza, qundi si sente un bisogno di riequilibrio dell’ambiente sociale e l’equilibrio lo da la punizione dell’uomo

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  5. angelo iezzi ha detto:

    ottimo, sono d’accordissimo, complimenti per la lucidità che guardando intorno, tra articoli e commenti, non mi sembra sia una dote diffusa

  6. Leonardo Ammirabile ha detto:

    MA STIAMO SCHERZANDO?? E’ solo un modo per minimizzare il problema… Lui è un malato… Oltre che ad essere pedofilo è NECROFILO!!! Ma con quale coraggio riesci ad uccidere, violentare una bambina e non te ne rendi conto??? Hai finto e pianto per un mese e poi hai confessato… “…Misseri è un uomo (che ci piaccia o no), che non ha saputo resistere ai suoi più bassi istinti, fino a che non li ha soddisfatti…” GIUSTIFICA il fatto che siamo degli animali… Ma non è così, ci siamo evoluti… Non ho mai visto un MAIALE guidare una macchina, fare un caffe o inventare la RUOTA!!!!
    C’è da mettersi le mani nei capelli per questo commento… Io voglio una perizia sulla salute mentale del giornalista… Perchè non giustifichiamo anche l’infibulazione, o come vengono trattate le donne mussulmane solo perchè le religioni le impongono. Ci siamo evoluti, ma stiamo regredendo.

    • vincenzoborriello ha detto:

      Caro Leonardo, nel momento in cui etichetti quell’uomo un malato sei tu a minimizzare il problema ed a giustificarlo. Vogliamo anche ritenerlo incapace d’intendere e volere?Sei tu che gli dai una giustificazione.Cerca di scrivere cose coerenti. Nessuno ha detto che l’assassino non si rendeva conto di quello che faceva. La frase che incrimini poi “…Misseri è un uomo (che ci piaccia o no), che non ha saputo resistere ai suoi più bassi istinti, fino a che non li ha soddisfatti” si riferisce all’epilogo della violenza post mortem. Certo per capire la frase dovresti aver letto qualcosina di Freud e sul fatto che l’essere umano ha delle pulsioni di vario genere che la società incanala verso valvole di sfogo socialmente accettabili. A quel punto si che avresti capito a quali bassi istinti mi riferivo. Solo per la cronaca tutti gli organismi viventi si evolvono, non solo l’uomo, ma forse il termine Darwinismo non ti dice nulla, magari perchè sei un creazionista o semplicemente ignori l’argomento..Tu forse non hai mai visto una maiale guidare, io non ho mai visto una maiale lanciare una bomba atomica, come vedi l’evoluzione di cui parli puo avere anche tragiche conseguenze. Vorrei anche che mi spiegassi come vengono trattate le donne musulmane, sono curioso di conoscere il tuo punto di vista, sicuramente basato su una conioscenza approfondita della questione. Graziue per avermi dato del giornalista, ma non lo sono. Cmq sarò felice di sottopormi alla perizia psichiatrica, ovviamente a tue spese, dopo potremo andare in un bar bere un caffe e discutere di sociologia di cui tu mi sembri un vero esperto.Saluti

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