Dal Berlusconismo al Berlusconesimo


Parlare di Berlusconismo è in qualche modo inadeguato, se rapportato a quello che è ormai diventato oggi Silvio Berlusconi. Il Berlusconismo rappresenta solo una prima fase della sua evoluzione e quella della sua figura nel processo di personalizzazione e personificazione della politica che egli stesso ha lanciato, sostituendo al partito, l’uomo. La fase successiva, quella nuova e che in qualche modo giustifica la longevità politica del Cavaliere, è la fase che ho definito Berlusconesimo. Perché Berlusconesimo? Perché a mio avviso il Berlusconismo ha inesorabilmente preso i connotati tipici della religione. Come ha sottolineato Durkheim, ogni società richiede l’esistenza di alcuni insiemi di credenze condivise. La religione soddisfa queste esigenze, ma ad essa possono sostituirsi, o anche semplicemente affiancarsi, altri sistemi di credenze equivalenti, ossia che possono svolgere le stesse funzioni delle religioni, fino ad essere considerati essi stessi religioni. Il Berlusconesimo, così come poteva essere il comunismo con Marx, ha un suo fondatore, un suo profeta, ossia Berlusconi, ai testi sacri ha sostituito le TV, i TG condotti dai suoi discepoli che diffondono il suo verbo (per non dimenticare i giornali), le sue parabole. Quando ha firmato durante la trasmissione “Porta a Porta” il patto con gli elettori è stato qualcosa di simile a Mosè (nel caso specifico Bruno Vespa) che ha ricevuto le tavole dei 10 comandamenti da Dio. Come molte religioni, ha i suoi santi, coloro che hanno subito il martirio, come Dell’Utri, Cosentino, Scajola, Verdini ecc. perseguitati dalla magistratura perché colpevoli di essere “Berlusconesi”. Egli stesso tende a dipingersi come un martire, un perseguitato dai giudici che ama chiamare “toghe rosse”. In fine, come tutte le religioni tradizionali, il Berlusconesimo rivendica il possesso della verità ultima e considera falso tutto il resto, tutte le altre idee, tutte le altre concezioni alternative. Il Berlusconesimo cerca di spiegare tutte le sofferenze dell’Italia, addossando la colpa a giudici, comunisti (seppure non siano presenti neanche in parlamento), stampa non allineata al suo volere, e al tempo stesso, offre la prospettiva di un mondo migliore, senza tasse, fatto di ricchi, un mondo fatto di veline per tutti. Il Berlusconesimo, come tutte le religioni si fonda sui dogmi, e la gente, o meglio, gli elettori di Berlusconi dogmaticamente votano per lui, perché solo chi è accecato dalla fede, al punto tale da non riuscire a vedere l’evidenza dei fatti, può continuare a osannare questo falso profeta.

Vincenzo Borriello Scrittore

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Informazioni su Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello è nato a Torre del Greco nel 1976. Ha conseguito la laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che l’ha portato a collaborare con alcune testate giornalistiche per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica. Ha dimostrato un forte interesse per gli studi di Wallerstein e in particolare per la sua teoria del Sistema Mondo che gli ha permesso di affrancarsi da obsolete categorie analitiche, fornendogli strumenti adeguati per “pensare il mondo”. Successivamente si è avvicinato agli studi di Parag Khanna, allo scopo di approfondire le sue conoscenze sui “Nuovi equilibri globali”, e agli studi di Amartya Sen, in particolare ai suoi studi sulla globalizzazione. La sua passione per la sociologia ha portato l’autore ad approfondire le dinamiche sociali, cercando di capirne e studiarne a fondo i meccanismi, e di dare nuove interpretazioni laddove le spiegazioni causali e le interpretazioni risultavano, a suo parere, incomplete come nel caso del terrorismo islamico, cui ha dedicato uno studio approfondito, troppe volte semplicisticamente ridotto a effetto di un integralismo religioso spinto all’esasperazione, o peggio, e ancora in maniera più semplicistica, ridotto a gesta di psicopatici. Nel febbraio 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” (Casa editrice Aurea) che narra la storia di Yassir, un giovane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è previsto la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro, un romanzo”sociale”contro la violazione dei diritti umani; ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico”che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare. Nel febbraio del 2011, proseguendo sulla scia del “romanzo sociale” intrapresa con il lavoro precedente, Borriello pubblica “La donna che sussurrava agli specchi” edito da Montecovello. L’opera che, stilisticamente rappresenta un’ulteriore evoluzione per l’autore, vuole ancora una volta essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, da fatti di vita reale sapientemente mescolati e rimescolati alla fantasia e creatività dell’autore. Il passo successivo è rappresentato dall’opera “Il ladro di fotografie”, edito da Lettere Animate. Borriello, per la prima volta, si cimenta con il noir. Un’etichetta che però, probabilmente, non rende bene l’idea. La definizione più adatta per l’opera potrebbe essere “noir riflessivo”. Questa la trama: La tranquillità di un cimitero newyorkese è disturbata da una serie di furti. Qualcuno ruba dalle lapidi le foto di giovani e belle donne, cercando tra esse l’amore della sua vita, la donna ideale. Ben presto però, il responsabile dei furti, diventerà uno spietato serial killer. Vita e morte, facce di una stessa medaglia, si mescolano con l’amore, il dolore e la follia. Sullo sfondo della storia, la vita distrutta di Anthony, un ex poliziotto, vedovo, depresso ed alcolizzato che ora lavora come becchino. Anthony ha un solo scopo nella sua vita: trovare l’assassino di Franceen, sua moglie.
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